Consoli, Zonin&C: Padoan e la direttiva Bce nel cassetto

Pubblichiamo ampi stralci dell’articolo apparso oggi sul Fatto Quotidiano a firma di Giorgio Meletti.

Una direttiva UE fissa criteri severi per l’onorabilità dei banchieri, ma da oltre un anno il ministro non la rende esecutiva. In tanti restano in sella, Zonin e Consoli potrebbero perfino tornare. Perché Vincenzo Consoli è stato arrestato il 2 agosto e Gianni Zonin lo hanno lasciato serenamente in ferie a Panarea? Protestano per la disparità di trattamento gli amici dell’uomo che ha distrutto 5 miliardi di capitale a Montebelluna come i nemici del viticoltore accusato di aver polverizzato 6 miliardi a Vicenza. La lite è solo un’amenità agostana, c’entra poco con il diritto. Più interessante è scoprire che oggi nessuna regola impedirebbe ad Alessandro Penati, azionista con il fondo Atlante delle due ex popolari venete, di rinominare i due al vertice delle loro creature.

E Andrea Nicastro, che guida la nuova Banca Etruria, potrebbe perfino rimettere al suo posto Pier Luigi Boschi, papà di Maria Elena, a Banca Etruria. Tra le ragioni che mandano a gambe all’aria una banca dopo l’altra ci sono anche certi preziosismi del potere. Nel maggio 2015 il governo ha recepito con la solita calma la direttiva Ue Crd4, che fissa per i banchieri requisiti di onorabilità più severi. La norma demanda al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan un decreto attuativo da emanare «sentita la Banca d’Italia». Via Nazionale non è stata ancora sentita. Circola il fatidico “ci stiamo lavorando”. E ci mancherebbe: la direttiva è lì che aspetta da tre anni. Sciatteria burocratica? Magari. Il governo, bloccando di fatto le nuove regole, sta tenendo un sacco di gente aggrappata alla poltrona. La Banca d’Italia non fiata.(…)

Bene, appena ottenuto il potere di far fuori i banchieri, Visco ha lasciato Zonin al vertice della Bpvi, sperando che il suo ascendente sul popolo veneto aiutasse il nuovo ad Francesco Iorio a portare a casa il vitale aumento di capitale da 1,5 miliardi. Poi è arrivato un avviso di garanzia e Zonin si è dimesso sei mesi dopo la legge che consentiva a Visco di cacciarlo. Il potere di rimozione dei banchieri è stato usato per la prima volta lo scorso luglio. È stato fulminato il microscopico Credito di Romagna che vale un centesimo del Monte dei Paschi. La notizia però non compare nel sito della Banca d’Italia che preferisce non parlarne, forse per paura che ci si ricordi del superpotere che adesso ha e non usa.

2,5 miliardi sono i capitali messi dal fondo misto pubblico privato Atlante, per risollevare il capitale delle popolari venete andate in dissesto. Ma la questione seria è quella dei requisiti di onorabilità. Il vecchio articolo 26 della legge bancaria prescriveva (anzi, prescrive) per gli amministratori «requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza». Acqua fresca: praticamente perdi la poltrona solo in caso di condanna definitiva, mentre in caso di arresto o di condanna in primo grado o in appello te la cavi con la sospensione. Se Consoli fosse ancora al suo posto adesso sarebbe solo sospeso, pronto a tornare in sella una volta terminata la custodia cautelare. La nuova legge, che grazie a Padoan fa per ora solo arredamento, aggiunge all’articolo 26 numerosi altri requisiti. Il più interessante è questo: «Correttezza, con riguardo, tra l’altro, alle relazioni d’affari dell’esponente, alle condotte tenute nei confronti delle autorità di vigilanza e alle sanzioni o misure correttive da queste irrogate, (…) nonché a ogni altro elemento suscettibile di incidere sulla correttezza dell’esponente». La correttezza si definisce con una valutazione che ha a che fare con la reputazione. E infatti tocca ai Cda stessi fare l’esame di coscienza collettivo per vedere se qualcuno ce l’ha sporca, e in mancanza spetta alla Banca d’Italia (o alla Bce) mandare a casa gli impresentabili. (…)

Il tema si ripropone adesso con la fusione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare. Le due nubende si sono già spartite le poltrone del futuro cda. La Bpm è un caso esemplare. Il suo cda, destinato a durare pochissimo, è stato nominato a maggio, e la verifica dei requisiti di onorabilità è stata fatta in base alla vecchia normativa. Sono risultati tutti a postissimo. Anche i tre designati per il consiglio della nuova banca che però hanno subìto in passato sanzioni dalle autorità di vigilanza (Bankitalia e Consob). Uno è addirittura a processo per corruzione. In base alla nuova legge dovrebbero essere mandati a casa tutti e tre? Nessuno? Solo l’imputato? Non si sa, Padoan deve ancora stabilire i criteri. E così ognuno continua a fare come gli pare: liberi tutti.

Giorgio Meletti
“Banche, Padoan non ha fretta: restano gli impresentabili”
Il Fatto Quotidiano
24 agosto 2016