Terremoto, tra sciacalli e ira di Dio

La Chiesa non fa cenno a particolari impegni per le vittime nel Centro Italia. E invece dovrebbe agire. Anche in senso trascendente

Chi può, aiuti. E’ il primo appello suggerito dall’umano buon senso, dopo il rovinoso terremoto che ha colpito il Centro Italia. Auguriamoci che non si verifichino telefonate tra sciacalli ridacchianti che già intravedono la possibilità di aggiudicarsi appalti milionari, come avvenuto in occasione del disastro a L’Aquila di sette anni fa. E speriamo anche che il governo si attivi immediatamente affinché chi sta subendo una tragedia non sia costretto a vivere per chissà quanto tempo in una tendopoli, mentre i clandestini alloggiano negli alberghi, a spese nostre. I media sono già inondati da dichiarazioni relative all’impreparazione, alla inadeguatezza delle strutture, alla mancanza di prevenzione. Tutte cose che saranno certamente vere, se a dirlo sono degli esperti, anche se, oramai ci si può anche indispettire perché si verifica ogni volta che avviene un evento improvviso. E quindi vien da chiedersi cosa faccia la politica se non utilizza i mezzi che la moderna tecnica mette a disposizione, almeno per limitare i danni.

I sismologi parlano di possibili altri terremoti lungo tutta la Penisola. Imprevedibili e dalle conseguenze drammatiche, hic stantibus rebusBergoglio lancia un messaggio di cordoglio per le vittime e di auguri per i superstiti. Come in altre occasioni, per il momento nessuno fa cenno a particolari impegni da parte del Vaticano nei confronti delle persone colpite dal sisma, proprio nella zona che un tempo era inclusa nello Stato Pontificio. Al momento, non sono stati stanziati i 35 euro al giorno a sfollato, che invece vengono gestiti per un ammontare di 127.750.000 di euro dal Vaticano per l’emergenza “profughi”. Siamo certi che la carità non si ferma davanti al vil denaro. O no?

Un tempo, che possiamo individuare indicativamente fino agli anni ’60, la Chiesa ufficiale predicava conformemente alle Sacre Scritture, alla predicazione dei Padri, alla Tradizione, secondo l’insegnamento dei Santi. La Bibbia parla chiaramente di “ira di Dioa causa dei peccati degli uomini, in svariate occasioni, che vanno dall’inondazione con il salvataggio dell’ Arca di Noè, allo squarcio della terra che inghiottì coloro che abbandonarono la fede e si misero ad adoratore il vitello d’oro, alla distruzione di Sodoma e Gomorra per la smodata lussuria e l’impurità contro natura dei loro abitanti. Il Catechismo di San Pio X raccomanda le Rogazioni attraverso processioni e preghiere, per placare quest’ira, che si è sempre manifestata attraverso castighi quali pestilenze, siccità, terremoti, inondazioni, calamità naturali. Nessuna superstizione, per carità, ma visione soprannaturale della vita, che prevede determinate regole da rispettare e altrettante conseguenze paritetiche ed eque per cui esser premiati o da subire.

Oggi che i peggiori affronti ai comandamenti di Dio ed ai precetti della Chiesa vengono addirittura legalizzati, con la benedizione più o meno sottobanco dei religiosi, fino ai massimi livelli (ad escludendum di rari e santi casi) perché dovremmo aspettarci un presente ed un futuro differente, se non peggiore rispetto a quello che Dio ha riservato ai nostri predecessori? Dite che sono cinico? No, sono un realista cattolico alla vecchia maniera. Intendo solo invitare alla riflessione su noi stessi, sul nostro egoismo, sul senso, o meglio sul non senso che diamo al Trascendente, come se non esistesse, in favore del materialismo, del comodo, del vitello d’oro, della lussuria. Oggi, che da liberali, da ipocriti, da falsi cristiani e veri farisei, siamo peggiori dell’epoca biblica perché del peccato ne facciamo un vanto, da ostentare e di cui esser fieri. Beccandoci i castighi, per cui soffriamo e piangiamo, ma senza saper pensare minimamente di tornare alla Verità.