Terremoto, il giorno dopo tra conta dei morti, dispersi e sciacalli

Sale a 247 il bilancio delle vittime del terremoto tra Marche e Lazio avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. Continuano senza sosta le ricerche sotto le macerie. Incerto il numero dei dispersi «perché manca una lista di partenza visto che in alcuni dei comuni devastati c’erano molti turisti e molte persone di passaggio», ha detto il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio. «Senza avere una lista di partenza – ha aggiunto – è impossibile sapere quanti sono i dispersi. Continueremo a cercare fino all’ultimo». Tra le vittime molti bambini. Sarebbero circa 400 i feriti, 264 quelli ricoverati in ospedale. Moltissimi gli sfollati: circa 2.500, di cui 1.500 nelle Marche, tra Arquata e Pescara del Tronto.

Intanto continua lo sciamo sismico. La scossa più forte, di magnitudo 4.5, alle 5 e 17 con epicentro ad Accumoli ha fatto crollare altre parti di edifici e reso inagibili alcune strade. Ma le scosse di assestamento, che si sono susseguite per tutta la notte, sono state oltre 60, di magnitudo 2 o superiore. Si aspettano altre scosse. Le tantissime famiglie rimaste senza casa hanno preferito dormire in auto vicino alle loro case per timore dello sciacallaggio. Nella notte si sono infatti diffuse voci di episodi di sciacallaggio nel comune di Arquata, e in particolare nella frazione di Pescara del Tronto. I carabinieri, che hanno intensificato i controlli in tutta l’area, smentiscono: «non sappiamo chi le diffonda – dicono dal comando – ma non si possono confondere le persone che vanno sul posto per recuperare alcune cose dalle proprie abitazioni con quelle che rubano. Noi abbiamo 40 militari in tutti i presidi dell’area terremotata di Arquata del Tronto, e la situazione è sotto controllo».

Intanto arriva la reazione del governo con Matteo Renzi che annuncia che domani, nel Cdm delle 18, si metteranno in campo i primi provvedimenti, a partire dalla dichiarazione di stato di emergenza per le aree colpite e dall’erogazione dei 234 milioni del Fondo per le emergenze nazionali. «Non lasceremo nessuno da solo», sono le prime parole del premier.

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