Villafranca, militare malato per uranio impoverito: sarà risarcito

 

Questa è la storia di un giovane militare di Villafranca, tutt’ora in servizio per l’esercito, costretto a combattere contro il cancro e contro il ministero della Difesa per ottenere l’indennizzo economico che gli dovrebbe spettare di diritto. Come spiega il Corriere, sedici anni fa è stato in missione di pace in Albania «dove – si legge nel ricorso – entrava in contatto con materiali tossici e nocivi e con ogni tipo di munizionamento, trovandosi spesso in siti devastati da bombardamenti, a bordo di mezzi sprovvisti di sistemi di filtraggio dell’aria, senza alcun mezzo di protezione individuale (quali tute, mascherine, guanti), in ambienti altamente inquinati da esalazioni e residui tossici derivanti dalla combustione ed ossidazione dei metalli pesanti causate dalle esplosioni delle munizioni utilizzate, tra le quali anche quelle con utilizzo di uranio impoverito».

Nonostante – come si legge nelle motivazioni che hanno portato il Tar a dar ragione al soldato – «dalla “Valutazione di reperto bioptico tramite indagine nanodiagnostica di microscopia elettronica a scansione i microanalisi a raggi X” è risultata una notevole quantità di detriti metallici, in maggior parte di acciaio e nano dimensionati, non appartenenti ad inquinamento urbano», il ministero della Difesa negava al militare sia lo status di «vittima del dovere», sia il riconoscimento della «causa di servizio». Con la prima sentenza in Veneto in materia di uranio impoverito, invece, il Tar di Venezia ha ora deciso di dargli ragione su entrambi i fronti. «Siamo di fronte a un verdetto importante», spiega l’avvocato. Ora il ministero, oltre a dover riconoscere al giovane soldato i diritti che gli spettano per legge, dovrà pagare anche le spese legali.

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