BpVi e Vb, Atlante: su baciate stessa tesi di ex manager

 

«La discontinuità con le passate gestioni non poteva essere più radicale», erano state le parole di Alessandro Penati in vista dell’insediamento alla Banca Popolare di Vicenza. «Discontinuità rispetto alle passate gestioni in termini di legalità, trasparenza, controlli e strategie», aveva ripetuto lo stesso presidente di Quaestio Sgr, società di gestione del fondo, in occasione del debutto a Veneto Banca.

Come spiega il Corriere del Veneto, nei confronti delle “baciate“, i prestiti concessi per comprare azioni che stanno alla base delle inchieste per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, questa discontinuità con i vecchi vertici sembra non esserci. L’atteggiamento del nuovo azionista di riferimento delle ex Popolari è infatti lo stesso tenuto dalla precedente governance degli istituti, secondo cui si sarebbe trattato di operazioni legali.

Lo si evince dall’esito dell’udienza che si è tenuta lo scorso 20 luglio, quando BpVi è stata chiamata in giudizio da alcuni azionisti, i quali lamentano di essere stati danneggiati per circa 30 milioni. «La memoria difensiva già presentata dalla banca — riferisce il legale degli azionisti — sostiene che l’articolo 2358 del codice civile, che vieta l’assistenza finanziaria e quindi l’acquisto di azioni proprie, non sarebbe applicabile alle cooperative, bensì solo alle Spa».

Il tema è molto dibattuto. Giurisprudenza e dottrina sono divise, le valutazioni delle procure di Vicenza e di Roma confliggono con le argomentazioni delle difese degli indagati. Un fatto però è certo: nel primo procedimento aperto dopo l’ingresso di Atlante, la tesi di BpVi (che verosimilmente sarà la stessa di Veneto Banca) non muta rispetto al passato, allineandosi all’autodifesa degli ex manager più che alle accuse degli inquirenti.

I banchieri finiti sotto inchiesta, da Gianni Zonin a Vincenzo Consoli, potrebbero vedere in questa posizione di Atlante una mossa a loro vantaggio: opponendosi oggi ai risarcimenti nella convinzione che le baciate fossero legali, come potranno i due istituti promuovere domani le azioni di responsabilità contro i vecchi vertici?

«Difatti non lo faranno — dice l’avvocato Renato Bertelle, che patrocina numerosi risparmiatori — perché gli interessi in gioco sono troppo alti. Il comportamento di Atlante non mi stupisce: cerca di difendere il proprio capitale». Concorda Valter Rigobon, presidente regionale di Adiconsum: «l’arrivo di Atlante non cambia nulla, le banche cercheranno di resistere finché possono. Ma anche noi non molliamo e sollecitiamo i due istituti a tenere fede agli impegni, soprattutto sul piano delle conciliazioni, perché le parole non ci bastano più, vogliamo vedere i fatti».