L’insanguinata estate della paura e della fragilità

Che cos’hanno in comune l’Isis e il terremoto?

Che cos’hanno in comune l’Isis e il terremoto? Nulla, si dirà. Eppure sono stati il fenomeno terroristico e quello sismico, insieme, ad insanguinare un’estate – quella in corso – che non dimenticheremo facilmente non solo per il panico che ha seminato, ma per la realtà che ha saputo far riemergere: quella della fragilità umana. In un mondo nel quale pur non parlando di eternità ci si dimentica del tempo – e quindi anche della morte -, gli scossoni inflitti alla Francia, all’Europa in generale e in questi giorni anche all’Italia hanno infatti riportato al centro la realtà ultima della condizione umana, che è il precarietà; il nostro esserci a tempo determinato, senza la possibilità, con la vita, di contratti più vantaggiosi.

Credo che la riscoperta della fragilità umana – non riaffiorata filosoficamente, da una improvvista primavera morale ma imposta, come si è visto, dal corso drammatico degli eventi – per quanto traumatica e difficile da digerire dopo settimane di mare, distrazioni olimpioniche e burkini sì e burkini no, presenti tuttavia degli elementi positivi. Tre, almeno. Il primo è la verità sull’uomo, una verità che spesso trascuriamo nonostante la sua portata e l’opportunità che offe. Come infatti mi è capitato già di osservare, la fragilità dell’essere umano è assai più interessante della sua forza: è molto più vera, aiuta a scoprire chi sei più che chi dovresti essere e poi, di solito, è dalla fragilità che nasce la vera forza.

Concatenata al primo, il secondo pensiero riguarda la conseguenza della scoperta della verità della fragilità, ovvero il rifiuto di ciò che è falso, delle corazze plastificate con le quali – grazie a tecnologia, sirene del Progresso e illusioni prometeiche – siamo soliti proteggerci, persuasi di una invincibilità del tutto fasulla. Chiaramente era possibile riflettere della brevità della vita e della precarietà esistenziale anche prima della minaccia terroristica e di un violento terremoto, ma nonostante tutto la melodia del benessere continuava a stordire mentre da oggi abbiamo tutti, come Italia e come Europa, la possibilità di sbarazzarci del superfluo almeno mentalmente e di riflettere sulla distanza fra come tendiamo a vivere e come si dovrebbe vivere, fra la vita vera e l’anestesia.

Il terzo ed ultimo effetto della ritrovata verità sull’uomo che possiamo fare nostra in questi giorni – anche questo non alternativo ma conseguente agli altri – è la ricerca di una Verità più grande. Appurato infatti che siamo antropologicamente vulnerabili non ci resta, per non farci inghiottire dallo sconforto, che rimetterci in cammino verso qualcosa – o Qualcuno – di Vero e di Eterno, che ci strappi almeno spiritualmente dalle sabbie mobili in cui ci tocca marciare. Come si diceva poc’anzi, il benessere e la musica del Nulla esercitano uno straordinario fascino seduttivo e spesso riescono a ipnotizzarci. Ma talvolta viene – e da questa estate indubbiamente sta venendo – l’invito ad alzare lo sguardo. Decidete voi se alle stelle, a Dio, semplicemente in Ricerca, ma non sprecatela, quest’occasione.

giulianoguzzo.com