Grotte di Postumia, quelle bellezze dietro l’angolo

Spesso non ci accorgiamo dei tesori che abbiamo vicino casa

«Ci sono le grotte di Postumia sulla via del ritorno, potremmo visitarle, che dici?». La mia amica casertana é arrivata da qualche giorno per visitare un po’ di Veneto e di Slovenia. Stiamo tornando dal lago di Bled, ed effettivamente le grotte sono di strada. Non ne sono molto convinta, ma avrò tempo di pentirmene e intanto decidiamo di fermarci.

Quando arriviamo il complesso ha l’aria così turistica che farebbe allontanare chiunque: cartoline, calamite, braccialetti, collane. Un’invasione! Ma ormai ci siamo. Prendiamo i biglietti e aspettiamo il turno della visita. È una bellissima giornata, il cielo è turchese e le nuvole costruiscono strani disegni sopra di noi. Poco prima di entrare conosciamo la nostra guida, si chiama Francis, parla un buon italiano ma l’approccio e il senso di umorismo rimangono sloveni, e pertanto a noi poco comprensibili. Durante la prima spiegazione chiede a un ragazzo con la macchinetta fotografica gopro (che emana una debole luce rossa) di spegnerla perché lui deve essere concentrato e le luci lo disturbano, «così possiamo essere amici», conclude. Vi lascio immaginare gli sguardi dei connazionali.

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Ci incamminiamo verso l’entrata delle grotte, dove prendiamo il trenino che ci accompagna per i primi dieci minuti. In totale sono più di venti chilometri con stanze meravigliose e un percorso che arriva oltre i cento metri di profondità. C’è molta bellezza in questo posto, e hanno saputo conservarla. «Una volta», ci dice Francis, «quando non c’era il trenino, che fu costruito nel 1884, i visitatori ci mettevano più di quattro ore per visitare le grotte». Tutto sommato, ci è andata bene.

Anche l’elettricità, introdotta nello stesso anno, è perfetta: non disturba né eccede, ma anzi mette in risalto la stalattite che si è unita alla stalagmite o un particolare colore che la natura ha creato. Ci sono rocce sul rosso, sul grigio-blu e sul bianco, a seconda del minerale che ha vinto la sua lotta naturale. Il calcio, il magnesio, o il calcare. Anche la natura ha i suoi colori e li usa per dipingere le sue opere d’arte.

La visita dura un’ora e mezza, che all’inizio sembra infinita, ma si tratta del solito errore da frettolosi. Siamo in tanti eppure ognuno riesce a godersi la visita, camminiamo e ascoltiamo Francis che passa ogni giorno qui sotto, a dieci gradi e senza luce, a raccontare la storia di queste rocce. Siamo quasi in 40 milioni ad aver visitato le grotte, i primi in classifica siamo noi italiani a cui seguono, lontano da ogni previsione, i sud coreani!

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Sembra di essere dentro la pancia di qualche grande animale, che si snoda tra stanze e corridoi decorati con una precisione e un gusto che nessun umano potrebbe eguagliare. Camminando in questo groviglio di strane costruzioni, dove si può intravedere mezza torre di Pisa e qualche lenzuolo steso da un balcone, ci incamminiamo nelle stanze più famose del complesso. La prima, e Francis colpisce ancora con il suo umorismo, è quella degli spaghetti «che sicuramente conoscete bene»(…) tante piccole e sottili stalattiti che piovono dall’alto, vicinissime e quasi indistinguibili, proprio come degli spaghetti appesi. Qualche minuto dopo arriviamo nella sala del brillante, dove spicca un’incredibile costruzione bianchissima, da castello della Regina delle Nevi (e anche la temperatura ormai si avvicina). Il Brillante e la Colonna, che si erge subito a lato, sono i simboli più importanti delle Grotte, presenti nello stemma e nelle foto ricordo di tutti i visitatori. Poco prima di uscire dalla stanza vediamo una stalattite e una stalagmite che stanno per incontrarsi e formeranno una piccola colonna…c’è voluto solo mezzo milione di anni. Un millimetro ogni dieci anni.

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Dopo aver visto tutte queste costruzioni, mi sorge spontanea una domanda, forse scontata per gli esperti geologi. Com’è possibile che soprattutto le stalattiti, che pendono dal soffitto, non cadano mai? «Le stalattiti hanno radici stabili che crescono all’interno, è impossibile che cadano», mi dice Francis, «invece le stalagmiti, nonostante crescano da terra, possono rompersi o crollare, a volte la natura funziona contrariamente a quanto pensiamo, ma sa bene quello che fa».

 

Torniamo alla luce del sole dopo un’ora e mezza, infreddolite e meravigliate. Ripartiamo e dopo meno di due ore siamo a Venezia. È proprio vero, spesso non ci accorgiamo di quello che abbiamo più vicino.