Mazzacurati, malattia fu una scusa: «ho un sacco di guai»

 

Le nuove intercettazioni depositate nel corso del processo Mose fanno nascere più di qualche dubbio sull’addio di Giovanni Mazzacurati al Consorzio Venezia Nuova annunciato, tra lo stupore generale, il 28 giugno 2013. Come si legge nel Corriere del Veneto, in una conversazione telefonica avvenuta nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno tra l’ex boss del Consorzio e l’architetto Flavia Faccioli, responsabile delle relazioni esterne «si parla della scusa della malattia per le dimissioni e Faccioli dice che è stato percepito per intero». Le condizioni di salute sono una scusa e dai brogliacci non si capisce se Mazzacurati possa essere stato «avvertito» sul suo imminente arresto, che sarebbe avvenuto il 12 luglio successivo per turbativa d’asta. Certo più volte, ai famigliari, manifesta preoccupazione: «ho un sacco di guai», ribadisce alla moglie qualche giorno dopo le dimissioni, il 5 luglio, e la risposta è fulminante: «pensavo che me li avessi già raccontati tutti».

Il giorno dell’addio e in quelli successivi le telefonate e i messaggi nel cellulare di Mazzacurati arrivano a fiume. Il primo è Ciriaco D’Alessio, all’epoca presidente del Magistrato alle Acque, a cui la notizia è stata anticipata da Maria Teresa Brotto, braccio destro di Mazzacurati. Già in serata del 28 chiama anche il presidente della Biennale Paolo Baratta, poi il giorno dopo è una raffica: il presidente del Porto Paolo Costa, il sindaco Giorgio Orsoni, il vice di D’Alessio, Fabio Riva, la deputata ed ex sindaco di Padova Giustina Destro, il ministro Renato Brunetta; poi il giorno dopo Plinio Danieli, il presidente della coop Il Cerchio Gianni Trevisan, Aldo Cappiello, funzionario ministeriale e membro dell’Organismo di vigilanza. Giancarlo Galan, all’epoca anch’egli ministro, lo chiama il 3 luglio, lo stesso giorno dell’ingegner Alberto Scotti, il progettista del Mose.

Nel frattempo il Presidente è diventato Mauro Fabris («la cosa l’ha organizzata Alfredo», dice Mazzacurati riferendosi a Biagini). Direttore è Hermes Redi che non manca di ribadire a Mazzacurati la sua fedeltà. Le chiamate di preoccupazione per la sua salute continuano ad arrivare. Come il messaggio dell’amministratore del residence Ripetta, la casa romana di Mazzacurati, che arriva proprio durante il suo arresto: «spero che questo messaggio la trovi bene». Mentre nel pomeriggio nella segreteria telefonica viene registrato un messaggio di solidarietà di monsignor Antonio Meneguolo.