Referendum, la Moretti contro il redivivo Conte

Piazza Il Risorgimento piena ad Asiago per il dibattito sul referendum costituzionale del prossimo ottobre. Di fronte ai cittadini, ricorda il Giornale di Vicenza, si sono sfidati dialetticamente Alessandra Moretti, Pd, e Giorgio Conte, esponente storico della destra vicentina. Secondo Moretti la riforma «renderà l’Italia nuovamente competitiva politicamente, e quindi economicamente, portandola alla pari con gli altri paesi europei». Per Conte, invece, si tratta di «una riforma zoppa perché toglie la partecipazione diretta al popolo senza conseguenze pratiche per gli italiani».

Mentre Moretti plaude al superamento del bicameralismo perfetto, Conte attacca: «la riforma non tocca i veri problemi dell’Italia non concepisce gli enti locali, non prevede autonomie per quelle amministrazioni pubbliche più vicine alla gente, spaccia per risparmio una semplice manovra di non rappresentanza dei cittadini senza davvero ridurre i costi della politica». Secondo l’ex candidata alla presidenza del Veneto, «l’Italia è prigioniera della melina politica» e «questa riforma in pratica la neutralizza».

Ma Conte incalza il fronte del sì, attaccando anche il metodo di nomina dei senatori: «si consegna il Senato ai partiti», afferma l’ex coordinatore provinciale di Futuro e Libertà, «e visto che i senatori non possono essere presidenti regionali o assessori regionali, si rischia che tra i banchi di palazzo Madama siedano persone di secondo livello senza le giuste competenze per il compito a loro assegnato. Oppure se si tratta di sindaci nominati questi non potranno seguire bene o il loro Comune o il lavoro parlamentare».

«Il compito dei senatori sarà quello di controllo – ribatte Moretti – non sarà un compito “a tempo pieno” e non richiederà una presenza costante a Roma. Sta poi alle Regioni nominare persone capaci e preparate; consigli regionali che sono appunto molto più vicini alle esigenze dei loro territori di quanto lo siano molti parlamentari oggi».