«Io, in Francia, faccio l’amatriciana contro la Morte»

Per rendersi utile, per rendere omaggio alle vittime e per spiegare quel ch’è accaduto. Comprese polemiche e sciacallaggi

Caro Alessio,
dopo aver letto il tuo articolo voglio dirti che io l’amatriciana solidale, con e senza pomodoro, l’organizzo la settimana prossima nel mio bistrot nel cuore della Corrèze.
Sarà un momento per far conoscere ai francesi una parte sconosciuta del mio paese.
Sarà un momento per far conoscere ai francesi un po’ di cultura e tradizioni del mio paese.
Sarà un momento per spiegare quel ch’è accaduto comprese le polemiche e gli sciacallaggi annessi e connessi.
Sarà un momento per rendere omaggio alle vittime di questo sciagurato evento.
Sarà un momento per cercare di rendersi utile a duemila chilometri di distanza.
Sarà un buon momento amico mio, se non fossi così lontano ti inviterei a partecipare, perché esorcizzare la morte con quello che in Louisiana chiamano “Funeral Party“, non c’è nulla di disonorevole.
Ti abbraccio.

Caro Max,
festeggiare la Morte per esorcizzarne l’orrore é ammirevole saggezza antica, che nella Louisiana dello schiavismo nero ha prodotto la tradizione che tu citi (“You cry when you are born and rejoice when you die”). Ma se questo é il senso, paganeggiante, che tu dai alla tua iniziativa, non mi pare c’entri con la solidarietà facile e frivola delle italiche spaghettate di massa. E poi tu vivi in Francia, la cui popolazione é logicamente molto meno colpita al cuore della nostra. Il tuo gesto é apprezzabile proprio perché fuori contesto, da italiano che vive all’estero. In questo caso, quindi, fai bene a non buttarla sul blues, sulla malinconia.

 

Ph. rainews.it