Rieti, 84 milioni in 20 anni per sicurezza antisismica

Le risorse messe a disposizione per la messa in sicurezza degli edifici, dopo i terremoti del 1997 e del 2009, sono state effettivamente spese per la sicurezza? Questa è la domanda che i magistrati si stanno ponendo per riuscire a fare luce sulle responsabilità, se ce ne sono, del sisma che ha devastato i centri di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto. Infatti, ciò che risulta dalle indagini è che negli ultimi 20 anni nella provincia di Rieti siano stati stanziati quasi 84 milioni di euro. Soldi, in alcuni casi, che sono rimasti intrappolati nella burocrazia e nei problemi di bilancio dei diversi enti coinvolti, come racconta Repubblica. Basta prendere ad esempio i ponti, due vie di accesso fondamentali ad Amatrice danneggiati gravemente dal terremoto. Che ne è dei 611.000 euro che la Regione ha erogato nel 2014 “per interventi di mitigazione del rischio sismico” di sei ponti? Rimasti nel cassetto. La provincia di Rieti non ha più un soldo in bilancio, e non riesce a trovare i 175 mila euro della sua quota parte dell’intervento progettato

Per altri interventi, le risorse ci sono o vengono dirottate altrove. Oppure – come racconta ancora Repubblica – appaiono, e poi scompaiono nuovamente tra le diverse voci di bilancio. Per il consolidamento del municipio di Amatrice c’erano 800 mila euro, ma l’amministrazione guidata da Sergio Pirozzi ha deciso di spostarli sull’istituto alberghiero. Questo è rimasto in piedi, il municipio è franato. L’ospedale “Francesco Grifoni” da sette anni attendeva un intervento “urgente” di messa in sicurezza. I soldi, 2,2 milioni di euro, vengono pescati dal fondo per l’edilizia scolastica. Si è fatta anche la gara di appalto, vinta dal Consorzio cooperative costruzioni. Ma quel denaro, hanno scoperto i dirigenti della Asl di Rieti quando tutta la procedura era ormai avviata, esisteva solo sulla carta. Il fondo statale, per il Lazio, si era prosciugato.

Il Corriere della Sera evidenzia invece come un altro dei filoni su cui i magistrati vogliono fare luce sia cosa sia andato storto negli edifici dichiarati a prova di terremoto e invece andati distrutti dopo il sisma. Il sospetto è che alcuni certificati emessi dai professionisti incaricati dei collaudi siano stati falsificati. Caso esemplare è quello della Torre Civica di Accumoli o quello della caserma dei carabinieri di Accumoli. Nei giorni successivi al terremoto sono arrivate numerose segnalazioni di persone che hanno raccontato di aver comprato il proprio immobile e di aver ricevuto — al momento dell’acquisto — la certificazione sulla messa in sicurezza rispetto al rischio sismico. Quando i palazzi sono crollati è apparso evidente come non fosse stato effettuato alcun intervento mirato. Per questo bisognerà confrontare gli atti di compravendita con quelli registrati nei Comuni. Partendo naturalmente dagli edifici crollati che hanno provocato morti e feriti.

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