Cona, profughi: «fa caldo e ci ammaliamo, chiediamo rispetto»

 

«Ci avevano detto che, secondo regolamento, dopo tre o cinque mesi, ci avrebbero trasferiti in appartamento. Invece siamo ancora qui, ammassati, al caldo, molti ammalati, senza dottore». Questa è la testimonianza rilasciata a La Nuova da un giovane dopo le proteste di ieri. A Conetta lui è arrivato alcuni mesi fa e, da allora, il dottore l’ha visto solo una volta. Per fortuna sta bene al contrario di altri. In teoria la loro salute è affidata ai medici di base del territorio – dicono dalla coop che gestisce la base – tramite la struttura della medicina di gruppo di Cavarzere, ma non si capisce quale consapevolezza abbiano i profughi di questa organizzazione, dato che alla parola Cavarzere non danno segno di capire.

Il ragazzo dice di far fatica a riposare sotto il tendone: «è caldo e ci sono rumori fino alle due-tre di notte». Si sveglia alle otto e mezza («ma ogni gruppo ha i suoi orari») e dopo la colazione e la doccia, alle 10 inizia il corso di italiano, fino alle 12 e mezza mentre il week end è libero. «Non ci fanno lavorare» e nemmeno studiare perché «gli insegnanti di italiano sono tre e al mattino insegnano a dei gruppi, al pomeriggio ad altri gruppi». La giornata dei migranti, quindi, è solo parzialmente organizzata, con molte ore per passeggiare e recarsi, preferibilmente (perché ci sono bar negozi) ad Agna, dove si possono spendere i soldi del pocket money (2,5 euro al giorno), magari per «comprare del cibo, perché non sempre quello che ci portano per i pasti è buono. Qualche volta sì, qualche volta no».

Ma è di sera che le cose peggiorano: si scatenano risse e regolamenti di conti. Singoli o gruppi che, a causa delle differenze etniche e religiose, o semplicemente per la forzata convivenza in ambiti ristretti, vengono alle mani, se non addirittura, ai coltelli, come hanno dimostrato, in tempi recenti, ripetuti interventi dei sanitari del pronto soccorso. «Hanno ragioni più che comprensibili per protestare» dice il sindaco Alberto Panfilio «ho proposto loro di formare una delegazione e fare una conferenza stampa in municipio, ma uno della cooperativa ha detto di no».

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