Calcio, le sette sorelle venete. Ma solo il Verona é “ambizioso”

Chievo può sperare di salvarsi, il Cittadella potenziale rivelazione. Il caso Vicenza: a Lerda servono rinforzi

Sono sette le squadre venete nei campionati di calcio professionistico, una in più rispetto alla stagione precedente grazie alla promozione del Venezia in Lega Pro. Se il Veneto ha perso una delle due rappresentanti in serie A dopo la retrocessione dell’Hellas Verona, ne ha però aggiunte ben due al Vicenza in Serie B: oltre all’Hellas, il neopromosso Cittadella. Il Chievo disputa il suo ottavo campionato consecutivo in A e resta il club veneto più rappresentativo. In Lega Pro Bassano e Padova sono inserite nello stesso girone del Venezia.

Le maggiori aspettative sono concentrate sul Verona, candidato numero uno alla promozione e quindi ad un immediato ritorno nella massima serie, grazie anche al “paracadute” che lo ha dotato di un contributo di ben 60 milioni erogato dalla Lega A quale ristoro per la retrocessione. Un portafogli di questo calibro può davvero fare la differenza fra i Cadetti. Il Chievo difficilmente potrà puntare a qualcosa di più di una salvezza senza patemi. La squadra allenata da Rolando Maran non sembra nemmeno in corsa per aggiudicarsi quello che una volta era chiamato lo “scudetto delle provinciali”. Potrebbe essere la rivelazione della B il Cittadella, che ha dominato il suo girone in Lega Pro l’anno scorso. La squadra ha una buona struttura, è compatta e collaudata, ha confermato il bomber Gianluca Litteri, 16 gol nel campionato 2015-16. Sembrano poche le chances di promozione in B per Bassano, Padova e Venezia perchè nel loro girone la concorrenza è fortissima, soprattutto da parte delle tre squadre emiliane. A cominciare dal neopromosso Parma, che punta al ritorno ai vertici nazionali a marce forzate, al retrocesso Modena, alla Reggiana che vanta una rosa di valore. Vedremo se il Venezia (allenato da un nome importante del calcio come Filippo Inzaghi) potrà essere il terzo incomodo.

Un discorso a parte lo merita il Vicenza. La nuova proprietà ha gestito il suo primo mercato (in realtà è il secondo, visto che le si attribuisce la responsabilità anche di quello dello scorso gennaio) in modo abbastanza interlocutorio. Senza dubbio il club biancorosso è stato finora più attivo sul piano delle cessioni, anche se quelle di due cardini della difesa come Brighenti e Sampirisi (ma anche quella di Laverone) sembrano più subite che cercate e nemmeno sono state molto fruttuose. Poco comprensibile poi è stata la mancata conferma dell’attaccante Ebagua, che pure Lerda aveva preferito a Raicevic nel finale di campionato. Quest’ultimo poi, che sembrava essere il pezzo pregiato da mettere sul mercato, ha invece riscontrato ben poche richieste e per corrispettivi insoddisfacenti. Intanto la società ha interrotto la trattativa per il prolungamento e l’adeguamento del suo contratto con intuibili conseguenze sulle motivazioni del giocatore. Sul fronte degli arrivi, oltre a una pattuglia di ventenni che ci si augura siano dei prospetti, finora si è visto ben poco: oltre al 34enne ex-nazionale Zaccardo, sono stati acquistati Fontanini, un difensore argentino di soli 26 anni ma svincolato in patria, e, dal Perugia, il centrocampista Rizzo e l’attaccante Fabinho. Colpisce soprattutto che molti dei nuovi siano arrivati in condizioni fisiche ben lontane da quelle ottimali. Lerda ha chiesto e ribadito la necessità di completare l’organico almeno con due difensori centrali e magari anche un play maker. Gli infortuni di Adejo e D’Elia oltre alla indisponibilità di Giacomelli (operato solo a fine giugno per un malanno che risaliva a qualche mese prima) e di Bellomo hanno ulteriormente indebolito la squadra. Il presidente Pastorelli chiede pazienza e i tifosi sembrano disposti a concederla. Del resto il campionato è lungo e si può recuperare anche in extremis, come è successo l’anno scorso.