#Fertilityday, che autogol. Ma la #denatality esiste

La campagna della Lorenzin é brutta e ipocrita. Ma i figli non si fanno più davvero, e le ragioni non sono soltanto economiche

Quest’iradiddio contro la campagna sul #fertilityday della ministra Lorenzin la si capisce, ma la si capisce poco. Stiamo parlando di una esponente di un partitino cattolico e, come si dice, “moderato” (brrrr), il Nuovo Centro Destra, che legittimamente persegue la propria conseguente linea politica. Un partito da albumina senza cui, tuttavia, questo governo di centrosinistra (sic) non esisterebbe. Cari ipocritoni del Pd che ora levate gli scudi e vi stracciate le vesti, finora dov’eravate?

Venendo al merito, è certamente vero che reclamizzare un’inedita “giornata della madre e del fanciullo” programmata per il 22 settembre come si fa coi contraccettivi suona contraddittorio e alquanto stonato, se si pensa alle difficoltà economiche, all’instabilità dei contratti di lavoro, alla disoccupazione e, a proposito di cattolici e laici, al divieto di fecondazione eterologa, tutti fattori che oggettivamente ostacolano le aspirazioni materne delle donne italiane. Però un merito, la bislacca trovata della Lorenzin ce l’ha: farci riflettere sulla denatalità. O meglio, per non usare questo brutto termine che sa di algida statistica: sul rifiuto di far figli.

Siamo sicuri che la colpa sia sempre e solo della precarietà lavorativa e degli impedimenti materiali, della crisi e dei bassi stipendi? Non è forse anche che non sappiamo più cos’è il sacrificio, visto che allevare e mantenere dei figli comporta cambiare molta parte del nostro stile di vita personale, sottraendo tempo ed energie alle nostre faccende, ai nostri desideri individuali? Non é che, condizionati come siamo da un modello esistenziale di consumo usa e getta e soddisfazione immediata di bisogni indotti (che proprio la Pubblicità, vero intellettuale collettivo del nostro tempo, spaccia come droga quotidiana), non siamo capaci di scommettere su progetti di lungo periodo, o più precisamente su sforzi che durano, che addirittura vanno al di là della nostra esistenza fisica, come sono i figli? Non é che, iper-prudenti e calcolatori come siamo quando si tratta di soldi (e non perché i soldi sono pochi: i poveri sono solitamente di cuore generoso, basti pensare ai fertilissimi popoli pieni di migranti, o a quando poveri eravamo noi), non sappiamo più buttarci, anzi donarci, senza troppo starci a pensare?

Non é, insomma, che non facciamo più figli perché siamo culturalmente inariditi e sentimentalmente egoisti? Sia chiaro, senza voler far la lezione a nessuno: siamo tutti sulla stessa barca, e chi non scodella prole fresca, o nemmeno più si sposa, a volte lo fa, lucidamente e dolentemente, per non mettere al mondo altri narcisisti come lui (o lei).