Sogni proibiti: Brugnaro e Settis insieme per Venezia

L’estate “cafona”, la denuncia di Settis sul NYT, il declino di Costa e il nodo Grandi Navi da sciogliere

«Can we save Venice before it’s too late?». Vale a dire «possiamo salvare Venezia» dall’orda dei vacanzieri e dalla deriva turistodromica «prima che sia troppo tardi?» Il quesito se lo è chiesto l’insigne studioso Salvatore Settis che dalle colonne del New York Times del 29 agosto ha lanciato un siluro contro la crocieristica e la gestione della città di Marco Polo. La posizione di Settis non é nuova: le sue argomentazioni, l’ex direttore della Normale di Pisa le aveva spiegate in un libro apprezzato dalla critica (“Se Venezia muore”) in cui affrontava la questione del rapporto tra modernità e sopravvivenza dell’identità storica di Venezia: «In tre modi muoiono le città: quando le distrugge un nemico spietato, quando un popolo straniero vi si insedia con la forza, o quando perdono la memoria di sé. Venezia può morire se perde la memoria, se non sapremo intenderne lo spirito e ricostruirne il destino».

COSTA VS DE PICCOLI
Le parole di Settis sono coincise con quelle del vulcanico sindaco Luigi Brugnaro sull’estate cafona rimbalzata su tutti i media europei e nazionali. Anche se per Brugnaro la vera partita, a proposito di sopravvivenza della laguna, é racchiusa in un’altra uscita sulla stampa: quella del presidente dell’autorità portuale Paolo Costa, che pur dotato di larghi supporti (lo stesso Brugnaro, parte del Pd veneto a cominciare da Alessandra Moretti, la potente gilda degli armatori e operatori navali, fra cui Msc, Costa Crociere e Royal Caribbean), negli ultimi quattro anni non è riuscito a venire a capo del nodo Grandi Navi. Il progetto Tresse vagheggiato da Costa è rimasto al palo. E lui ha cercato di minimizzare sostenendo che la situazione é «ingarbugliata». Mentre l’iter del progetto degli “acerrimi nemici” della Duferco – che prevede la realizzazione di un terminal navale ad hoc con lance elettriche che attraversano in modo meno impattante le acque della laguna – è l’unico che si è spinto verso l’approdo finale, ovvero al vaglio della commissione Via regionale. E ce n’è anche un terzo, avanzato dai professori dello Iuav Maria Rosa Vittadini, Stefano Boato e Carlo Giacomini. Il piano, appoggiato dal mondo ecologista veneziano, ha avuto ampia eco anche su Il Sole 24 ore, e si ispira «alle antiche gaggiandre, le chiatte corazzate che dal ‘500, ospitate sotto grandi tettoie nell’Arsenale, venivano armate con batterie di cannoni, rimorchiate e ormeggiate a difesa alla bocca di porto del Lido nello stesso luogo in cui il progetto attuale propone un terminal galleggiante da ormeggiare all’isola artificiale del Mose».

Costa a più riprese ha bollato come ipotesi inesistenti le alternative al “suo” Tresse. Specialmente il progetto Duferco, caldeggiato e dall’ex viceministro veneziano Cesare De Piccoli. Il quale, non senza ironia, si dice «basito» per le affermazioni del presidente dell’Autorità portuale, che con i suoi giudizi rischia di essere offensivo «nei confronti di tutti i soggetti che nelle istituzioni locali o presso gli organismi centrali hanno confermato la validità del nostro progetto». A ottobre Costa cesserà il suo mandato, che non può essere rinnovato. La legge sulle designazioni delle autorità portuali, cambiata di recente, affida la nomina al ministro delle Infrastrutture, cioé al democratico Graziano Del Rio. Che potrà decidere in beata solitudine, anche non dovesse ottenere l’appoggio del presidente regionale Luca Zaia. Anche senza badare troppo al Partito Democratico locale.

UNA POLTRONA PER IL PD? E INTANTO ZAIA…
Ora, il Pd, che fino ad oggi è riuscito a piazzare uomini di sua fiducia presso le varie autorità rinnovate di recente, ci riuscirà anche questa volta? Due: se Del Rio cercherà il dialogo con Zaia, questi come si comporterà, visto che finora appoggiava il progetto Tresse (il caso Bramezza vorrà pur dire qualcosa)? Proporrà qualcuno vicino alla galassia di Costa? Tre: all’autorità portuale di Venezia, che è uno snodo strategico d’importanza non solo veneta, finirà il solito politico riciclato o si cercherà la strada di un esperto con esperienza e lungimiranza? in realtà alcune risposte stanno già arrivando. Il Corriere del Veneto (1 settembre) attribuisce a Zaia l’idea di rivalutare la soluzione Marghera (anche se il governatore si guarda bene dallo spiegare se pensi ad un nuovo porto turistico o altro). In più non sarebbe più molto propenso a scavare nuovi canali. Un cambio di rotta che finirebbe per avvicinarlo alla posizione storica dei circoli veneziani del Pd, i quali non hanno perso tempo a far notare quella che definiscono una vera e propria retromarcia. La prudenza del presidente leghista della Regione si spiega: Zaia ha bisogno di capire quale approccio sceglierà il governo a maggioranza dem.

UNA SFIDA PER BRUGNARO
La sfida delle Grandi Navi riguarda il destino stesso di Venezia. Brugnaro – che si descrive come un non politico, ma al quale il fiuto politico non difetta per nulla – capite le difficoltà all’orizzonte si è distinto con un efficace colpo di reni, facendo sapere urbi et orbi che avrebbe una gran voglia di chiedere agli armatori una sorta di “person tax” di 10 euro per ogni turista che via nave giunge sulla laguna più visitata e famosa al mondo. Auspicio coraggioso, anche se Brugnaro sa bene che diritti portuali non sono pertinenza del Comune. Ma la sortita va evidenziata: forza Brugny, (ri)scopri la tua vena anarchica di sindaco-imprenditore!

Ma non di sole sortite può vivere una città coi problemi di Venezia. Una città stra-ordinaria, nel senso etimologico del termine. E dunque bisognosa di scelte straordinarie. Perciò, posto che la lotta fra idee è il sale della politica, nell’ottica di un superamento delle divisioni fra interessi è possibile coltivare il sogno di un tavolo attorno al quale decidere per il meglio, in cui vedere insieme perfino Settis e Brugnaro, che pure l’anno scorso si scagliava contro gli «intellettuali da strapazzo»?