Decantare, il verbo dell’Italia che (si) prende in giro

Dal Mose alla Pedemontana, dal referendum all’Europa, così si esprime il senso della peggior politica

Ci sono verbi con doppi significati che esprimono il senso della peggiore politica in modo sorprendentemente chiaro. Per esempio decantare: verbo dall’origine duplice e antica ma attualissimo nella sua duplicità, adattabile a qualsiasi leader, di partito o altro. Iniziamo, per dovuto rispetto dal premier. Renzi decanta le meraviglie della sua riforma costituzionale, dell’Europa in pellegrinaggio a Ventotene, ma se lasciamo decantare la retorica abbiamo la peggior riforma e la peggior Europa degli ultimi 70 anni.

Il verbo decantare infatti può assumere due significati distinti che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, come i politici che spesso non hanno nulla a che fare con se stessi, smentendosi un giorno si e l’altro anche. Il primo significato di decantare si ricollega al latino decantare: “recitar cantando”, cioè celebrare con lodi eccessive qualcosa o qualcuno. Non c’è ombra di dubbio che questo significato sia appropriato nell’indicare sia il premier che gli oppositori nella loro attività di auto promozione. Il secondo significato deriva dal latino medievale decanthare, composto da (de-) che indica separazione e dal latino canthus (lato, angolo), derivato dal greco kanthós angolo dell’occhio, molto simile al nostro canton, e indica l’azione lenta di separazione. La decantazione del vino nuovo è indispensabile per separare la feccia dalla parte buona.

Trovo irritanti i politici che decantano il senso di unione e di solidarietà degli italiani nei momenti tragici e difficili, perché gli stessi hanno fatto decantare per anni i fondi per le opere di salvaguardia del territorio, decantano le meraviglie del Mose, ma un granello di sabbia decantato sugli ingranaggi blocca la meraviglia. Decantano la Pedemontana che cementifica la zona delle risorgive, la Tav che trasporterà più velocemente le mozzarelle, i politici decantano opere faraoniche e inutili che hanno trovato abbondanti fondi nelle finanziarie (legge di stabilità), mentre i fondi per le opere utili che avrebbero potuto salvare vite decantarono tra burocrazie, rinvii, ma soprattutto per scelte politiche tra lobby e corruzione. Oggi decantano: «questa volta sarà diverso», lo speriamo sinceramente, ma decantata l’emotività della tragedia, decantata la spettacolarizzazione del dramma, torneranno nuovamente a decantare le meraviglie di una società che in quindici anni ha reso la generazione successiva più povera della precedente.

Così gli entusiasti sostenitori del cambiamento costituzionale decantano il potere taumaturgico dei risparmi sul costo della politica, della semplificazione, della governabilità, paventano disastri nazionali, europei, mondiali in caso di vittoria del No. Ma se lasciamo decantare gli slogan, il risparmio è risibile, la semplificazione inesistente, la governabilità un punto di domanda, inoltre, credo che il mondo abbia problemi più gravi del No al referendum italiano. I menestrelli però non decantano il potenziale corruttivo della riforma, che porterà una parlamento di controllati nominati, allargando le maglie del fenomeno chiamato “cattura oligarchica”, la sperimentata nuova frontiera della corruzione, quest’argomento meglio lasciarlo decantare tra i buoi al buio. In fine, hanno decantato le meraviglie del più Europa, stigmatizzando che in caso di Brexit sarebbe successo il diluvio universale. Sono trascorsi due mesi, le cose sono decantate, peccato che il diluvio non sia successo, come ha scritto Larry Elliot, «Brexit Armageddon was a terrifying vision – but it simply hasn’t happened». Decantiamo gente, decantiamo.