#MaistatoCharlie

La satira del giornale francese é ributtante. Da sempre, però. Ma niente censura, per favore

Adesso che i vignettisti parigini hanno insultato i morti del Centro Italia con la loro satira gratuitamente offensiva, in Italia é tutto un coro sdegnato di #jenesuispasCharlie (Hebdo). E’ una reazione umana, elementare: davanti all’orrore di di 13 redattori di un giornale ammazzati come cani, erano scattate la commozione e la rabbia a difesa della libertà occidentale di scrivere e disegnare quel che più aggrada, anche le peggiori schifezze, di contro al fanatismo islamista. Ci sentivamo tutti aggrediti come occidentali nel nostro diritto più sacro, la libera espressione del pensiero, fosse pure il più volgare e abominevole. Adesso che, come italiani, ci sentiamo vilipesi per una vignetta oggettivamente disgustosa sul terremoto, ci indigniamo furiosi.

Ma Hebdo ha sempre coltivato il cattivo gusto. Ha sempre ecceduto, esagerato, sputato su tutto e tutti, dalle religioni ai popoli, con prese in giro grevi e sconfinanti nel razzismo puro e semplice, ancorché intellettuale, quello tipico di certa gauche parisien a caccia di ogni pretesto per scandalizzare, imbrattare e teppisteggiare. Ma, posto che da quando esiste la satira ci è sempre andata giù pesante (rileggetevi i classici, Giovenale e compagnia) ed é diffile, una volta ammessa e accettata, stabilirne i limiti, coloro che adesso si adontano dovrebbero poter aprir bocca a una condizione: che avessero riconosciuto già un anno fa che Hedbo poteva essere difeso in linea di principio, non nel merito. Perché nel merito del loro peculiare modo di satireggiare, Hebdo non ha mai fatto ridere, se non come si ridacchia di fronte alle stupidate sghignazzanti di provocatori con la fregola di provocare per provocare.

Lo scrivevamo allora e lo riscriviamo oggi: Hebdo non ci piace. Questo, posto e riposto il fatto che nessuno, qualsiasi sia il suo credo religioso o politico, può arrogarsi il diritto di imporci come dobbiamo vivere, cosa dobbiamo leggere e per cosa dobbiamo farci venire il vomito. A futura memoria, per gli smemorati di oggi, di ieri e di domani.