Venezia, Franceschini: «no al numero chiuso»

Presente a Venezia per la Mostra del Cinema, il ministro della Cultura Dario Franceschini non si è potuto esimere dal rispondere alle domande sul degrado del turismo a Venezia in conferenza stampa. «Ci vuole prudenza, perché se si dice Venezia cafona poi la gente si immagina scenari disastrosi», premette citato dal Corriere del Veneto, allineandosi ad alcuni concetti già espressi dal sindaco Luigi Brugnaro e dal presidente della Biennale Paolo Baratta. «Alcuni luoghi sono sovraffollati», ammette, ma è «colpa di un certo modello di turismo che è poco compatibile con la fragilità delle nostre città d’arte, ma non riguarda solo Venezia. Riguarda parte dei centri storici di Venezia, Firenze, Roma».

Franceschini annuncia che per risolvere la questione «è in fase di elaborazione» un «piano strategico del turismo». L’idea di fondo è quella di moltiplicare «le mete che possono attrarre un turismo internazionale», possibilmente « sostenibile e di qualità», cioè «non un turismo mordi e fuggi». Franceschini boccia poi l’ipotesi del numero chiuso: «Le città a numero chiuso sono parchi, non sono città. È un po’ difficile immaginare una città così, perché le città sono luoghi che devono vivere. Si possono però immaginare delle forme di regolamentazione degli accessi. So che il sindaco Brugnaro ci sta ragionando. È abbastanza evidente che questo modello non funziona».

Sul tema caldo dei turisti cafoni, il ministro sostiene che la soluzione non stia nelle multe. «Capisco che è brutto vedere fare il bagno in canale, è un segno di assenza di rispetto», afferma, «ma nell’ordine dei problemi mi pare che l’urgenza sia affrontare il tipo di turismo e i numeri crescenti. È positivo che i numeri crescano di mese in mese, però c’è un problema di scelta strategica». L’idea del minsitro è quella di proporre nuove rotte e nuovi percorsi turistici, anche all’interno della stessa Venezia, dove « fanno tutti lo stesso itinerario». Ad esempio, il ministro ha visitato ieri il Lazzaretto nuovo, definito una «meraviglia». Però «ci vogliono risorse per valorizzarlo».