Bettin: «Tresse finito. E Costa ha i suoi meriti»

Il presidente della municipalità di Marghera: «Grandi Navi, ipotesi Vittadini con più vantaggi». E suggerisce alcune temi di discussione a Settis e Crovato

Dopo le parole Salvatore Settis sul New York Times il caso Venezia è deflagrato su scala globale. Non che le polemiche non ci fossero anche prima, ma negli ultim giorni é stato un crescendo rossiniano, in tutte le direzioni: degrado del decoro urbano, Grandi Navi, rapporti fra Comune, Regione e governo nazionale.Fuori dal pacchetto di mischia si tiene invece il “civico” e presidente della municipalità di Marghera Gianfranco Bettin (ex assessore comunale all’ambiente, esponente storico della sinistra ambientalista veneziana) che suggerisce «un approccio più pragmatico non solo al nodo della crocieristica» ma più in generale alla discussione sul futuro della città.

Bettin, lei ha letto l’articolo di Settis? E ha letto la dura reazione di Maurizio Crovato, che forse l’ha messa troppo “sul personale”?
Settis conferma ancora una volta la sua analisi e le sue preoccupazioni per il futuro di Venezia. Dimostra di conoscerla, di amarla per il suo valore storico, architettonico e dimostra anche di conoscerne il potenziale sul piano economico, per tutto il Paese. Crovato gli ha risposto come uno altrettanto innamorato di Venezia. Ma il consigliere Crovato non è entrato nel merito dei rilievi usciti sul New York Times. E questo è un limite. Ma c’è una precisazione da fare.

Quale?
Ci sono alcune criticità che che si imputano a Venezia, per esempio la deregulation in tema di accoglienza dei turisti che fa proliferare i bed and breakfast a dismisura senza che vi siano condizioni adeguate perché quella attività si insedi sono problemi che nascono da una legislazione nazionale non all’altezza. Il che vale anche per altri ambiti normativi nazionali e regionali. A Venezia ogni anno arrivano trenta milioni di turisti. È come se ogni anno ci fossero gli arrivi dell’Expo milanese. Il problema che si scarica a Venezia non si genera solo in città. Settis e Crovato dovrebbero affrontare anche temi come questi nelle loro analisi.

Sulla questione Grandi Navi, il sindaco Brugnaro insiste sul progetto Tresse. Che ne pensa?
In realtà la soluzione Tresse è tramontata. Brugnaro ne ha proposta una in campagna elettorale che pur portando lo stesso nome prevede un percorso per il canale Petroli e per il Vittorio Emanuele. Lui legittimamente afferma che quello è stato il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale e che in qualche modo quella è la posizione del Comune. Stando alla norma però la potestà in materia di gestione della laguna è in mano ad altri enti. E non si può affermare che se il Comune ha una posizione al riguardo questa sia automaticamente quella da adottare. Perché se così fosse il primo sindaco che viene eletto sull’onda dello slogan “asfaltiamo il Canal Grande” sarebbe titolato a farlo. In realtà le autorità competenti dovranno valutare le varie proposte sul campo.

Che principalmente sono?
Sono cinque. La prima è quella cosiddetta del sindaco. La seconda è quella tramontata delle Tresse. La terza è quella di una stazione marittima nuova a Marghera che comincia a suscitare l’interesse del governatore Luca Zaia; anche perché permetterebbe di recuperare una parte importante della zona industriale oggi in abbandono trasformandola in un approdo turistico di eccellenza perfettamente e facilmente collegato alle altre infrastrutture. E ancora ci sarebbe la possibilità, agognata da tempo, di bonificare il primo comparto industriale di Marghera. Di converso tale opzione comporta il rischio di dovere scavare in futuro il fondo lagunare per permettere il passaggio di bastimenti con stazza maggiore. C’è poi una quarta alternativa, quella ben nota avanzata dalla Duferco, con stazione di approdo ancorata a ridosso di Punta Sabbioni ovvero a ridosso del comune di Cavallino; nonché una quinta, quella propugnata dal gruppo di lavoro della professoressa Maria Rosa Vittadini per la quale si immagina una base collegata alla isola artificiale già realizzata per il Mose.
Questi ultimi due, che i piani disegnano in bocca di porto, hanno il loro punto di forza nel fatto che non prevedono passaggio delle grandi navi, che in seguito cresceranno ancora, dentro la laguna. Diciamo che portano con loro un minore fattore di rischio di impatto ambientale e hanno più prospettive. Tra le due poi l’ipotesi Vittadini ha il vantaggio di non scontare la netta opposizione del Comune di Cavallino e sul piano infrastrutturale a mio giudizio patisce meno controindicazioni: con una avvertenza.

Sarebbe a dire?
Questi progetti vanno analizzati con pari approfondimento e dedicando a tutti una rigorosa analisi.

I media raccontano di una Venezia in cui la galassia ambientalista, pur frammentata al suo interno, vanta di un notevole peso. Sia presso l’opinione pubblica locale che internazionale. Lei condivide le critiche secondo le quali gli ambientalisti combattono una battaglia o da salotto o quanto meno passatista e non ancorata alla realtà, economica in primis?
Il cosiddetto mondo ambientalista veneziano, almeno nelle sue principali componenti, quello dal quale provengo e che ben conosco, è un mondo che misura la realtà e i problemi in modo serio. Le proposte e i rilievi di chi ha a cuore l’ecologia andrebbero sempre vagliati nel merito, li si può tranquillamente criticare, ma mai a priori, sul punto quindi e non ricorrendo alle generalizzazioni o alle caricature.

Per Paolo Costa si prefigura un bilancio assai magro quale presidente dell’Autorità Portuale. Che voto darebbe lei dell’esperienza di Costa a capo della autorità portuale? Come si comporterà secondo lei quel pezzo di establishment veneziano di cui Costa fa parte, che ha sempre visto nel processo decisionale dal basso un ostacolo per scelte che richiedono competenze specialistiche e visione strategica?
Partiamo da un assunto. I veneziani, specie gli abitanti della città storica, hanno introiettato nel tempo esperienza e capacità di leggere la situazione in modo da potere partecipare tranquillamente, coi dovuti accorgimenti pensati per chi non è un ingegnere navale o un esperto di ecosistemi, ad un processo decisionale dal basso. D’altra parte i conflitti, anche con la galassia ambientalista, nascono quando si vuole negare questo confronto che ha da essere sulle questioni concrete, seppur di portata ampia.

Ma Costa come ne esce?
Costa ha spesso dimostrato di essere favorevole al confronto. Altri, pur affini al suo mondo, hanno un approccio con i problemi più elitario. E lo dice uno che da assessore ha contrastato la sua idea di un passaggio delle grandi navi per canale Contorta. Ma il giudizio sul presidente della Apv va articolato. A lui va riconosciuto per esempio di avere raggiunto risultati più che lusinghieri nello sviluppo e nel miglioramento delle performance del porto commerciale. E soprattutto gli va riconosciuta l’intuizione della necessità di un porto merci off-shore, proprio nell’ottica di una Venezia come snodo strategico di tutto l’alto Adriatico. Pensare una valutazione sull’ex rettore solo in ragione del fatto che non è stato in grado di concretizzare una sua idea di opere per il passaggio in laguna delle grandi navi, sarebbe semplicistico.