Meriem, da Padova all’Is: «mamma, ci vediamo in paradiso»

«Amo il Jihad e colui che fa il Jihad avrà un guadagno». Così scriveva Meriem Rehaily, la studentessa di Arzergrande (in provincia di Padova) che il 14 luglio 2015 è scappata di casa per arruolarsi nell’Is in Siria. Da poco ventunenne, secondo quanto riporta il Corriere del Veneto la ragazza potrebbe ora far parte della brigata «Al Khansaa». Anche per questo il gip Roberta Marchiori ha spiccato un ordine di arresto, chiesto dalla procura antiterrorismo di Venezia: sarebbe allarmante la sua «disponibilità al martirio».

Allo stato non può escludersi la possibilità che l’indagata possa essere disponibile a mettere a segno azioni kamikaze da commettere anche in Italia e in particolare a Roma». Le indagini dei carabinieri del Ros di Padova, coordinati dal procuratore aggiunto Adelchi d’Ippolito e della sostituta Francesca Crupi, durate mesi, hanno ricostruito il percorso che ha portato Meriem al radicalismo islamico.

Che parte da lontano: le prime carte raccolte dagli investigatori sono due temi dell’inverno scorso, in cui la ragazza scrive che per affrontare «i nemici sionisti» bisogna «rispettare la nostra religione anche a costo di morire (e a dire la verità ho sempre sognato una morte del genere), anche allevando i nostri figli secondo i valori islamici, renderli pronti per il loro ruolo nella lotta».

Altri documenti riportano frasi sempre più shoccanti ed estreme: «non vedo l’ora di piegare uno e togliergli la testa», scrive ad una sua amica. Poi Meriem comincia a partecipare alle attività di propaganda jihadista su internet, tanto che finisce nel mirino degli hacker di Anonimous. «Sparire è l’unica soluzione – racconta ad un’amica – spero di finire quest’anno, dopo sparisco: se le cose peggiorano non ho altra soluzione che andare lì».

E alla fine il 13 luglio arriva l’annuncio su twitter: «Dio, ho promesso il mio pegno di fedeltà e lo rinnovo per il principe dei fedeli, il mio Cheick Abu Bakr al-Baghdadi». La mattina dopo, Meriem parte, senza dire nulla ai genitori fino al 17 luglio. Quando scriverà alla madre: «Scusa cara mamma, ci vediamo in Paradiso. Giuro che vivo benissimo, scusami. Prenditi cura dei piccoli, sappi che quelli che sono con me pregano per te. Tutti per Allah».