D’Alema, fai bene a criticare la riforma Renzi-Soros

Anche l’ex presidente del Consiglio ha diritto a cambiare idea. Specie su una riforma che vuole sancire la trasformazione della Democrazia in Oligarchia

Il dibattito sulla riforma costituzionale è prevalentemente concentrato sugli aspetti squisitamente politici e giuridici lasciando in ombra le ragioni economiche che spingono verso la riforma. E si assiste anche alla pretesa di qualche commentatore di togliere il diritto di  poter cambiare idea rispetto a convincimenti che si avevano dieci o vent’anni fa. Com’è accaduto al presidente della bicamerale di due decenni fa, Massimo D’Alema.

Nel merito, la riforma é pessima. Introduce un bicameralismo differenziato con una riduzione del numero dei senatori (con un risparmio di appena 48 milioni di euro, vedi Nota prot 83572 del 28 ottobre 2014 MEF dipartimento Ragioneria generale dello Stato) e con una legge elettorale con smisurato premio di maggioranza, che lascia seri dubbi sull’esercizio del ruolo di controllo dell’opposizione. Ma soprattutto è messa in seria discussione la garanzia della uguaglianza del voto. Uguaglianza fatta a pezzi, come ha rilevato la Corte Costituzionale con la sentenza (1/2014) sul “Porcellum”, che ha prodotto questo parlamento di nominati che ora si ergono a novelli costituenti. Si è arrivati all’assurd,o per uno Stato di diritto, di rinnegare una sentenza della Corte di Cassazione, la n° 8878/2014: “i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale, per la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi, intrinsecamente alterato dal premio di maggioranza disegnato dal legislatore del 2005, e a causa della impossibilità per i cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. (…) Il principio di continuità dello Stato non può legittimare fino alla fine della legislatura le Camere elette in violazione della libertà di voto e che sono il frutto della grave ferita inferta alla logica della rappresentanza consegnata dalla Costituzione”. Nessun D’Alema avrebbe prodotto un vulnus così evidente alla Carta Costituzionale, al principio di separazione dei poteri e al giudizio del Giudice delle leggi. Altro che riforma per la governabilità.

Ma l’ombra più grave sulla riforma sta nel tifo che per essa fanno il re della speculazione George Soros (in foto) e la banca JP Morgan, che ha redatto uno specifico documento per il superamento della Costituzione caratterizzata, secondo la banca d’affari, da un’implicita impronta socialista. Il nome del documento é “The Euro area adjustment: about halfway there” (“L’aggiustamento dell’area euro: quasi a metà strada”) ed é del maggio 2013 (http://www.europe-solidarity.eu/documents/ES1_euro-area-adjustment.pdf). Il fine della riforma costituzionale è il superamento della architettura costituzionale finalizzato alla tutela dei diritti sociali, per lasciar posto ad una nuova pensata unicamente per obiettivi di efficienza economica. Una riforma, insomma, che recepisce quanto scritto nella incredibile lettera Draghi/Trichet del 2011, limitando gli spazi di partecipazione democratica, istitutendo governi forti e parlamenti deboli, in omaggio al neoliberismo della Ue-Bce.

Numerose erano e sono le possibilità di interventi alternativi (riduzione del numero dei parlamentari con passaggio al monocameralismo, riduzione numero consiglieri regionali, comunali e politici trombati e piazzati nella partecipate) resta l’altro gridato obiettivo di una riforma finalizzata alla accelerazione dei processi decisionali. Dati alla mano, in questa legislatura al giugno 2016 sono approvate 219 nuove leggi con una media mensile di 5,61 leggi. Quindi una a settimana, il che che dimostra come siano strumentali le argomentazioni relative a un bicameralismo perfetto che sarebbe lento. E’ la semplificazione e la rapidità delle decisioni (a volte prese rapidamente dal legislatore ma impantanate, in una serie incredibile di decreti attuativi, circolari interpretative, linee guida ecc) la vera questione, e non sembra affatto che la riforma incida nella sostanza del procedimenti legislativi. Sono stati contati nove diversi procedimenti in questa riforma Renzi-Verdini-Soros-JP Morgan: basta leggere il nuovo articolo 70 della Costituzione che passa da due righe a due pagine. Alla fine è solo una riforma che si vorrebbe far passare dal binomio Democrazia/Lavoro a Oligarchia/Precarietà.