«Veneto barbaro», la profezia di Parise

«Veneto “barbaro” di muschi e nebbie», così si intitolava un celebre articolo di Goffredo Parise pubblicato sul Corriere della Sera il primo luglio 1983. Lo scrittore, nato a Vicenza l’8 dicembre 1929 e morto a Treviso il 31 agosto 1986, viene ricordato sulle pagine del Corriere del Veneto con alcune delle frasi con cui ha saputo fissare sulla carta il “carattere” della nostra regione, «Madre terra e vera Patria» per Parise.

«Mi chiedevo quale cultura potesse legare la solenne bellezza delle colonne palladiane, dei mattoni e dei portici padovani, dei ponti veronesi, della scintillante Venezia – scriveva nei Sillabari – alla enorme quantità di piccole e grandi fabbriche del Veneto e non ne trovavo nessuna salvo una e una sola: la forza barbarica della terra, che ha prodotto lavoro dei campi fino a ieri e ora produce lavoro nelle fabbriche». Un Veneto tra poesia e paesaggio, dunque, in cui Vicenza, la città che gli ha dato i natali, è descritta come «neoclassica, città di pietra grigiasca, che in molti punti sembra finta, fatta di magnifiche quinte teatrali».