Giorni alterni, il postino non suonerà più due volte

Partita a Rovigo e Belluno, ora sarà la volta del Vicentino e del Veneziano: il nuovo “ritmo” corrispondenza ha già creato disagi. Fra gli utenti e fra i lavoratori

Le Province di Rovigo e Belluno son già partite, nel Veneziano è stata già la volta di Eraclea, Portogruaro e San Donà di Piave, mentre nel Vicentino é un anno che Bassano sta provando il brivido della novità, mentre solo da un mese nell’Altopiano di Asiago, Marostica e Thiene. Il 12 settembre sarà il turno di Vicenza e di molti Comuni dei Vicentino (Camisano, Lonigo, Trissino, Valdagno, Schio, Chiuppano), e di tre importanti nel Veneziano (Chioggia, Dolo, Mirano). Stiamo parlando del nuovo regime stabilito dal piano dell’amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio, per la consegna delle lettere nella vostra buca di casa: non più quotidianamente, ma a giorni alterni. E per la maggioranza delle missive.

E’ una piccola rivoluzione che sta mettendo in difficoltà anzitutto i postini. E questo articolo nasce dalla conversazione con uno di loro, che ci ha parlato fra il disperato e l’infuriato. «I miei colleghi in giro per l’Italia stanno diventando matti, mi dicono che non riescono a portare avanti il lavoro». Nel Bellunese i disagi sono stati forti, in particolare nel Cadore. Sui media locali si leggono sfoghi come questo di Loredana Vian, della Slc Cgil: «È un disastro dappertutto. Il progetto del recapito non sta funzionando e agli sportelli siamo alla frutta. Stiamo portando ogni giorno in Confindustria impiegati e postini desiderosi di firmare gli accordi per i pensionamenti, perché questo sistema è ormai diventato insostenibile. E poi le scelte che vengono fatte dai vertici, anche regionali, a volte sembrano incomprensibili, perché non fanno altro che inasprire una situazione che è già di per sè critica. Tutto il personale sta lavorando sotto stress. Così non si può andare avanti» (Corriere delle Alpi, 6 luglio 2016).

Il malcontento prende già preventivamente allo stomaco i portalettere delle città non ancora investite dal nuovo corso. Che, ci spiega il nostro postino, consiste in questo: «le zone si dividono in 1A e 1B. In quest’ultima, diciamo nel primo giorno tutto rimane fermo ad eccezione dei giornali quotidiani, delle raccomandate 1, che son le più veloci, degli atti giudiziari e dei pacchi Amazon. Chi in quel giorno fa l’1A, il giorno dopo si ritrova a fare l’1B con il doppio delle raccomandate “normali”, che sono la maggior parte». In pratica, a rimetterci é la corrispondenza più comune, più diffusa. «Esatto, purtroppo sì, resta una grande giacenza da smaltire, costringendo a fare il doppio del lavoro». Ma questa bella pensata, perchè? «La ragione é semplice: le Poste sono state privatizzate, in autunno andrà sul mercato un altro 40% arrivando all’80%, un’operazione che serve al governo per fare cassa. E chi ci amministra taglia i servizi». E voi, dipendenti, non vi taglia? «No, licenziamenti non ce ne sono. Ci sono ricollocazioni e riduzione delle assunzioni a tempo determinato». In ogni caso, par di capire che chi lavora nelle poste, oggi, lavora di più e lavora peggio. Il nostro postino fa sì con la testa.

I giorni alterni hanno scatenato le critiche dell’opposizione (Movimento 5 Stelle) e il caso é finito anche alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che dovrà pronunciarsi sull’eventualità che la deroga concessa nella Legge di Stabilità 2015 violi il diritto comunitario al servizio postale universale. Nel frattempo, i veneti si preparino: a tranches, come il resto degli italiani riceveranno le lettere con ritardi che non sono attribuibili al proprio postino. Che non suonerà più sempre due volte.