M5S: «limiti Pfas, ennesimo regalo a inquinatori»

«Il 12 agosto 2016 il direttore della tutela ambientale della Regione Veneto Alessandro Benassi emette un provvedimento che ci lascia sgomenti perché obbliga i soggetti controllori come Arpav a valutare eventuali sforamenti di PFAS non caso per caso, ma sulla base di non precisate medie annuali. In pratica è una licenza per continuare ad inquinare indisturbati, l’importante è che la media annuale rispetti i limiti imposti dal Ministero dell’Ambiente». I parlamentari del Movimento 5 Stelle, Emanuele Cozzolino, Marco Brugnerotto, Enrico Cappelletti, Silvia Benedetti, Francesca Businarolo, Alberto Zolezzi e la consigliera Sonia Perenzoni si chiedono: «i possibili effetti nefasti sulla salute delle persone e sull’ambiente, il principio di chi inquina paga e quello della precauzione che fine hanno fatto?»

«La giunta, a partire dal presidente leghista Luca Zaia e all’assessore all’ambiente, sempre leghista, Giampaolo Bottacin, ha una “culpa in vigilando” non di poco conto perché non è concepibile che un provvedimento di tale portata sia stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione, il Bur, senza che l’organo esecutivo se ne sia accorto. A questo punto – continua la nota – chiediamo alla dirigenza o eventualmente alla giunta di annullare immediatamente in autotutela quella determina dirigenziale e chiediamo che l’esecutivo Zaia valuti provvedimenti almeno sul piano disciplinare, fatta salva l’esistenza di eventuali e più gravi illeciti».

«Come parlamentari del M5S interrogheremo immediatamente il Governo per sapere se è a conoscenza di tale increscioso episodio. Sicuramente gli chiederemo di intervenire subito ma, in questo caso, è la Regione Veneto a portare il peso di una responsabilità che descrive una vicenda tanto indecente quanto dai contorni torbidi. Sappiamo bene che le industrie chimiche della Valle del Chiampo e della Valle dell’Agno, a partire dalla Miteni per finire alle concerie, costituiscono un blocco d’interessi formidabile, spesso uso all’arma del ricatto occupazionale quando le autorità applicano il rigore in tema ambientale. Ma sappiamo anche che tra quegli imprenditori ci sono tante persone oneste che non condividono questo andazzo».

 

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