M5S Veneto, attivisti chiedono dimissioni Scarabel e Baldin

Il Movimento 5 Stelle Veneto si spacca in due. Da un parte i cinque consiglieri regionali, dall’altra attivisti e consiglieri comunali. Questo il quadro dipinto dal Corriere del Veneto: i consiglieri di Palazzo Ferro Fini sono accusati di una «deriva anarchica» e di aver sostanzialmente formato un «cerchio magico» impenetrabile da parte degli attivisti del movimento. Da un’assemblea non ufficiale, tenutasi a Marcon (Ve) alla presenza di circa 150 attivisti provenienti da tutte le province – c’era anche Patrizia Bertelle, unica consigliera regionale presente – , sono arrivate le richieste di dimissioni nei confronti dell’attuale capogruppo Simone Scarabel (foto, dall’archivio) e della sua vice Erika Baldin. Se non dovessero arrivare, gli attivistisi dicono pronti ad uno «sciopero del gazebo».

Il gruppo dei consiglieri regionali era già stato commissariato sia sul piano comunicativo, con l’arrivo di Marco Venturini, sia su quello politico con la nomina dell’eurodeputato David Borrelli. Interventi non sufficienti a placare gli animi degli attivisti, il cui dissenso ha forse origine nella fondazione dell’associazione “Movimento 5 Stelle Veneto” voluta da Scarabel, Baldin e Manuel Brusco, sorta di «struttura parallela» che Borrelli vorrebbe smantellare. Ci sono poi da registrare alcune irregolarità nei curricula di Jacopo Berti e Brusco nonché la mancata discussione online su alcuni progetti di legge, restituzioni di parte dello stipendio imprecise e dubbi sulla compilazione dei rimborsi spese. Ma la madre di tutte le polemiche riguarda la rinuncia al Tfr di fine mandato, circa 35 mila euro per una legislatura regionale: Scarabel e Baldin hanno rinunciato solo a luglio, dopo una polemica innescata dalla fronda degli attivisti e da Bertelle. «La fiducia in Scarabel e Baldin è venuta meno, devono dimettersi», affermano gli “autoconvocati”. No comment da parte degli interessati: appuntamento all’assemblea ufficiale del 16 ottobre a Rovigo.