Vicenza ospita “L’Uomo degli Stradivari”

Lunedì, 12 Settembre si esibirà a Vicenza, sul palco del Teatro Olimpico, un ospite d’eccezione. Il Maestro Matteo Fedeli darà voce all’altro protagonista della serata, il violino “Stradivari Ex Bazzini 1715” con più di 300 anni di avventure da raccontare. “Uno Stradivari per Vicenza” fa parte di un ormai consolidato progetto del Maestro Fedeli, Uno Stradivari per la gente che ha come obiettivo quello di far conoscere alla gente il nome del liutaio Antonio Stradivari e di raccontare la magia ed il mistero dell’unicità dei suoi violini.

Maestro Fedeli, ci racconti come è nato il progetto “Uno Stradivari per la gente”
Tutto è iniziato circa 10 anni fa. Con un concerto in cui sono stato chiamato a suonare per la prima volta uno Stradivari. Il riscontro del pubblico è stato così grande che mi sono convinto della possibilità di continuare su questa strada. In un primo momento le difficoltà sono state davvero grandi. Andare “a caccia” degli strumenti che appartengono a istituzioni ma anche a privati è stato un lavoro arduo. Lo è anche convincere i proprietari a “cedermeli” per le esibizioni. Nel tempo i dubbi si sono sempre più assottigliati e ora sono i proprietari a farsi avanti perché suoni i loro prestigiosi violini. Rimangono tutte le misure di sicurezza necessarie a proteggere i vari strumenti.

La prima volta non si scorda mai, ci può descrivere le sue emozioni?
La prima volta con uno Stradivari è avvenuta in pubblico! Perché per il primo concerto il violino l’ho visto anch’io insieme ai giornalisti intervenuti in conferenza stampa. Lui è arrivato proprio all’ultimo e solo dopo la presentazione mi è stato affidato. Emozionato, a casa, solo con lui, ho cominciato un approccio graduale. Aperta la custodia l’ho preso in mano, ho cominciato ad osservarne i particolari costruttivi, la tavola armonica, le incastonature del filetto, la venatura del fondo e la preziosità del ricciolo tratto inconfondibile del Maestro. Ne ho spiato l’interno per leggerne il cartiglio a firma di Stradivari. L’emozione era talmente forte che non nego di aver avuto quasi l’impressione di una voce provenire dallo strumento stesso a dirmi “ma tu chi sei, cosa faccio nelle tue mani, fammi vedere cosa sei capace di fare?” e così, ho iniziato a suonarlo perché mi “conoscesse meglio”.

E che cosa ha provato?
Quello che ti può trasmettere uno strumento come questo è la sua dimensione temporale che nel suo caso è di più di 300 anni mentre la mia è ristretta al mio spazio di vita. Riesco davvero a percepire la maestria dei musicisti che lo hanno suonato prima di me. Uno strumento come questo ha delle potenzialità incredibili appena costruito, ma è il modo in cui viene suonato che, col passare degli anni amplifica le sue qualità.

Quali consigli può dare al pubblico per apprezzarne appieno le sue qualità?
Nei miei concerti cerco sempre di costruire un discorso comunicativo con il pubblico che reputo indispensabile perché possa entrare in sintonia con la bellezza del suono dello strumento.  E’ fondamentale per me far percepire con semplicità le sfumature dei brani suonati. Cercare anche di proporre un programma che, partendo da brani più conosciuti fino ad arrivare a brani più complessi di compositori importanti (Shostakovich e Béla Bartòk ), perché la potenza del suono, le varie e incredibili sfumature possano essere percepite da tutti anche da quelli che magari solo in quel concerto si avvicinano con curiosità.

Quale potrebbe essere un suo sogno per questo progetto?
Riuscire ad organizzare un grande concerto dove oltre allo Stradivari sia presente un’orchestra formata da tantissimi giovani violinisti, magari in uno stadio perché sia fruibile dal pubblico più ampio possibile, anche dal pubblico che non abitualmente frequenta concerti di musica classica. E’ questo infatti  lo scopo di “Uno Stradivari per la gente” perché i concerti non sono solo in splendide sale ma in luoghi non necessariamente deputati alla musica come cortili, piazze, scuole, dai piccoli comuni a quelli più grandi.

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