Caro Bitonci, il degrado non é la Libreria Limerick

Un’ordinanza del sindaco di Padova obbliga a chiudere tutte le attività dalla Stazione all’Arcella prima delle 20. Ma è un grosso errore

La notizia è di pochi giorni or sono. Una ordinanza del sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci, obbliga tutti gli esercizi commerciali situati tra la Stazione e la prima parte dell’Arcella, popoloso e antico quartiere che costituisce – con i suoi oltre 50.000 abitanti – una sorta di città nella città, a chiudere entro le ore 20. L’obiettivo dichiarato è di contrastare l’attrazione che il prolungamento della loro apertura eserciterebbe in persone poco raccomandabili, con conseguente “degrado” dell’area interessata. In sostanza, l’ordinanza sindacale sospende la liberalizzazione dell’orario delle attività commerciali prevista da una legge dello Stato (una delle famose “lenzuolate” varate dall’ex-ministro Bersani per rivitalizzare l’economia minuta) in nome di un superiore interesse di ordine pubblico, e di decoro della città.

Negli esercizi colpiti dal provvedimento, tuttavia, sono presenti anche attività che è arduo definire attrattive per persone facinorose e moleste, extracomunitari, ubriachi o tossicodipendenti che siano. Vi è ad esempio la Libreria “Limerick”, nata meno di un anno fa, che si è ricavata una qualche positiva nicchia di mercato grazie alla sua collocazione a ridosso di una Multisala di qualità, tanto che non è infrequente che chi esce dal primo spettacolo entri a dare un’occhiata ai libri esposti. La gestiscono due giovani donne che – in un’epoca in cui le librerie indipendenti chiudono a centinaia in Italia, vittime di una italica scarsa propensione alla lettura e (più ancora) delle grandi catene, della GDO e di Amazon – hanno avuto il coraggio di investire in un comparto difficilissimo. Credendo nelle sinergie, poi verificate in concreto, che la compresenza di altri esercizi aperti oltre l’orario tradizionale (la Multisala ovviamente, ma non solo) avrebbe determinato.

L’ordinanza sindacale fa piazza pulita di questo microcosmo operoso. Sconcertando non pochi residenti, che invece ritengono che quegli esercizi aperti, lungi dall’essere pericolosi ricettacoli di malintenzionati, costituiscono luoghi di tutela e presidio del territorio: punti di riferimento cui accedere, non solo per piccoli e veloci acquisti, ma anche per trovarvi naturale riparo in caso di eventuali molestie. Nella mia pagina Facebook ho usato dell’ironia a proposito dell’ordinanza. Non solo affermando che sì, i libri sono fonte di degrado, provenendo da luoghi insani quali le librerie, ma che non meno pericolose per l’ordine pubblico possono essere le quattro Bibloteche universitarie che chiudono anch’esse alle 22 come la “Limerick” (anzi, aggiungevo, una addirittura alle 22:45, rimanendo aperta persino di domenica!), ed invitando perciò il Sindaco a intervenire.

Ironia, peraltro subito mitigata da una considerazione: che forse i funzionari che avevano tradotto in ordinanza la volontà del Primo cittadino non erano a conoscenza di quella piccola e innocua libreria, e sollecitavo il sindaco – che è componente di diritto del cda dell’Ateneo patavino dove insegno, e che quindi di libri dovrebbe pur capire qualcosa – a porre subito rimedio all’errore, magari recandosi di persona da quelle giovani (e coraggiose) libraie: a scusarsi sì, ma soprattutto a complimentarsi (incoraggiandole) per la loro scelta di presidiare, con la loro preziosa attività, un’area non proprio centrale. Già, perché una città vive solo se animata da gente operosa. E muore invece con i “coprifuoco”, per quanto ragionevole (e senza alternative) possa apparire la loro motivazione.

Le librerie, le biblioteche, i libri, la cultura insomma, sono il maggior antidoto all’emarginazione e al degrado. Faccia uno sforzo, il Sindaco Bitonci: non pecchi d’orgoglio, ma percorra quella poca strada che separa il Municipio dalla Libreria in questione. Dimostrerà di amare davvero la città che amministra, pur non essendone cittadino; dimostrerà, soprattutto, di essere degno di rappresentare una comunità che è sede di una delle più antiche Università del mondo. Una Università il cui sapere è stato, e continua ad essere diffuso, proprio grazie a quella piccola e grande cosa che sono i libri.