Cisl: «fusione BpVi-Vb, una iattura»

«No al Polo Veneto, due difficoltà insieme non fanno un valore aggiunto». È quanto afferma il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, a proposito di un’eventuale fusione tra Banca Popolare Vicentina e Veneto Banca, precisando che «pur vedendo entrambe il ruolo dominante del Fondo Atlante, ribadisco per l’ennesima volta che non c’è nessun polo Veneto da realizzare». Per il leader della Fisac Cgil «il nostro no ad una eventuale ipotesi di fusione tra le due realtà è netto oggi, cosi come lo era quando a proporlo fu il presidente della Regione Zaia, in quanto la somma di due banche in difficoltà non produce nessun valore aggiunto e nessuna opportunità, ma solo danni. Infatti – prosegue Megale – rischia di provocare un impatto negativo e non gestibile non solo nel rapporto col territorio ma anche sull’occupazione, sia per quanto riguarda le filiali che per le sedi centrali».

«Le ipotesi di fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca – passate, presenti o future che siano – attribuite al presidente Mion nel corso della conferenza stampa di lunedì, sarebbero sotto ogni punto di vista una iattura», dichiara Giulio Romani, Segretario generale First Cisl. «Le sovrapposizioni di strutture direzionali e di rete, in un territorio che sta soffrendo più di altri degli effetti della recessione – continua il Segretario generale – produrrebbero ricadute solo negative sia per i dipendenti delle banche, sia per i clienti, in particolare delle imprese che subirebbero gli effetti di un’ulteriore restrizione creditizia. Non vorrei – conclude Romani – che, in un Veneto in cui le competizioni politiche si svolgono, sovente, all’ombra dei vigneti, la fusione tra le due banche servisse solo, come accade talvolta nella cattiva enologia, a mescolare le botti di cantine diverse, ottenendo vini di cui mi risulta difficile apprezzare la qualità…».