Venezia, Confartigianato: «degrado problema secondario»

Dibattito su Venezia, intervengono anche gli artigiani. La Nuova Venezia ha intervistato Gianni De Checchi, presidente di Confartigianato, portavoce di una delle categorie più colpite dalla crisi e dalla trasformazione della città. Da 2500 aziende di alcuni decenni fa si è scesi sotto le mille attuali, e meno del 50% sono in mano a veneziani. «Abbiamo passato quest’estate con il refrain del decoro», afferma De Checchi, «ma si corre il rischio che questo sia il dito che tutti guardano, non certo la luna. Molto più drammatica e difficile da affrontare dopo decenni di inattività».

«Uno che fa la pipì in canale non è importante quanto lo stravolgimento sociale ed economico, ormai inarrestabile», argomenta il presidente degli artigiani. «I cestini, le panchine, la pulizia e i gabinetti sono problemi reali. Ma piccola cosa rispetto allo svilimento di una città dove sono saltate le proporzioni e dove è venuta a mancare la base minima di anticorpi data dai cittadini residenti, come succede nelle altre città».

La ricetta, secondo De Checchi, comincia dal «limitare in qualche modo gli accessi», ma deve proseguire attivando «politiche per riportare cittadini e giovani in questa città, con la ripresa di una politica della casa degna di questo nome». Per De Checchi, «il sindaco e la giunta dovrebbero dedicare l’80% del loro sforzo amministrativo alla soluzione di questo problema. Con annunci e depliant non si risolve nulla». In chiusura, il presidente degli artigiani punge le altre categorie: «Adesso tutti dicono che bisogna superare le lobby, lo dicono anche le principali lobby di Venezia. Dunque, problemi non ce ne dovrebbero essere più».

Ph. comune.venezia.it