«Case chiuse? No, in Nord Europa é marcia indietro»

Mentre proseguono le indagini sull’omicidio di Lioara Petronela Ujica, a Verona si riapre il dibattito sulla prostituzione. L’Arena è andata a sentire Giorgio Malaspina, presidente dell’associazione Papa Giovanni XXIII che si occupa di aiutare le ragazze costrette a lavorare sulla strada. «Le cifre sono sicuramente in aumento rispetto all’ultima statistica ufficiale», spiega, «l’età delle ragazze è sempre più giovane, spesso sono minorenni».

«La tratta delle nigeriane è proprio una vendita di persone. C’è uno spaventoso aumento di ragazzine, anche minorenni, che vengono imbarcate sugli scafi per gli sbarchi clandestini. Tra l’altro se c’è un margine di recupero di queste ragazze è nel primo periodo, dopo si organizzano, hanno meno paura e non c’è modo di agganciarle. Anche se con le nigeriane va meglio che con le donne dell’Est. Nel loro mondo non c’è verso di penetrare. Non credete a chi dice che non hanno protettori, li hanno eccome», afferma, «nessuna di queste donne decide di andare sulla strada da sola, non le verrebbe permesso».

Come risolvere i problemi? Non con le case chiuse, secondo il presidente della Giovanni XXIII: «Secondo voi i protettori rinuncerebbero ai loro guadagni? Acquisterebbero i palazzi e metterebbero dentro le ragazze. Nei Paesi del Nord, tra i primi a normare la prostituzione stanno facendo marcia indietro. Infatti il 75-80% delle donne presenti nei bordelli olandesi e tedeschi, paesi in cui la prostituzione è legalizzata, è stata trafficata contro la sua volontà. Inoltre il 60% delle prostitute che operano nei Paesi Bassi ha subito violenza fisica, il 40% violenza sessuale. Oppure negli Stati uniti l’86% ha dichiarato di aver subito violenza fisica dai clienti. Il 59% delle prostitute tedesche ha dichiarato che con la regolamentazione non si sente più sicura dalla violenza fisica o sessuale».

L’unica strada per combattere la prostituzione resta dunque quella di «punire i clienti». Secondo Malaspina, «è l’unico modo per limitare il fenomeno. Non con ordinanze del sindaco, ma con l’introduzione del reato di acquisto di servizi sessuali. Questo modello legislativo, così detto “nordico”, in quanto adottato in Svezia, Norvegia, Islanda ed Irlanda del Nord è anche raccomandato nella recente risoluzione del parlamento europeo».

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