M5S: «nuovi limiti Pfas regalo alle lobby»

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del M5S sul tema Pfas.

Il Governo ha fissato con un decreto del ministro dell’ambiente Galletti i limiti soglia per i Pfas (sostanze inquinanti) nelle acque di falda aumentandoli di sette volte. Tradotto: l’azienda Miteni S.p.a. che li produce, può inquinare sette volte di più. Il M5S attraverso suoi esponenti veneti si occupa da anni del problema, avendolo portato in Regione, Parlamento e all’Istituto superiore di Sanità, commenta la vicenda.

I parlamentari Emanuele Cozzolino, Marco Brugnerotto, Enrico Cappelletti, Francesca Businarolo dicono:

Credevamo che i tempi in cui si alzavano i limiti per rendere legale l’illegalità fossero finiti, invece ancora oggi nel 2016 questa brutta pratica è all’ordine del giorno. Il Ministero dell’Ambiente con un decreto legge di metà luglio fissa i limiti per le acque sotterranee (quelle di falda) e chiamarli limiti è un ossimoro. E’ l’ennesimo regalo del governo alle lobby, è la vittoria delle lobby contro l’ambiente. Ed avviene mentre al G20 si fanno ipocrite promesse ambientaliste.

Mentre per i vecchi composti a 8 atomi, che non sono più prodotti, rispetta i limiti dell’Istituto Superiore di Sanità, per i nuovi composti a 4 atomi, che da studi spagnoli risultano essere anche più pericolosi in quanto vanno ad intaccare anche il cervello ed i polmoni (cosa che i composti a 8 atomi non facevano), rilascia praticamente licenza in bianco di scarico: dal limite Iss 500ng/lt al limite del decreto a 3.000 ng/lt per il PFBA. Se non è un regalo all’azienda che li produce, cos’è?

Ma, visti i precedenti, non ci stupiamo: anche il Ministero ed il Governo del Veneto si sono allineati o meglio inginocchiati alla multinazionale che controlla la Miteni spa di Trissino. Basti andare a vedere i limiti imposti dal depuratore di Trissino allo scarico della Miteni: sui composti a 4 atomi in produzione oggi prevedono che “il livello di concentrazione medio annuo non debba superare quello rilavato l’anno precedente”. Inoltre i limiti del consorzio Arica – che inizialmente imponevano di rispettare da subito i limiti dell’ISS – sono stati vanificati da un decreto regionale che ha fatto un dietrofront clamoroso, imponendo l’applicazione di tale limite alla media annuale e non sversamento per sversamento.

Ricordiamo inoltre che 10 sindaci del nostro territorio aspettano dall’ottobre 2015 una risposta dal Ministero alla loro richiesta di applicare il principio chi inquina paga. I sindaci possono aspettare, la Miteni invece? C’è un altro aspetto infine da considerare: l’acqua utilizzata dalle industrie locali per le loro produzioni viene pescata dalla falda già fortemente contaminata da PFAS, utilizzata e poi scaricata ai depuratori consortili. Nella maggior parte dei casi supera i limiti imposti con un doppio danno, il primo è che si disperde nell’ambiente acqua contaminata, il secondo che le industrie dovrebbero munirsi di filtri a loro spese per depurare l’acqua contaminata che pescano nel sottosuolo.

Chi inquina paga oppure a chi inquina diamo licenza di continuare ad inquinare indisturbati? E ancora: perché tutti i costi di filtraggio, nuovi allacciamenti, biomonitoraggio sono a carico della collettività e non a carico di chi il danno lo ha causato? Chi ci guadagna realmente da tutta questa operazione? Tuteliamo la salute di 300.000 cittadini veneti, gli interessi del settore agroalimentare o tuteliamo gli interessi di un’azienda privata con 130 dipendenti? Nel governo Renzi e in Regione chi inquina non paga, guadagna.

L’esempio dato dai governi nazionale e regionale è quello di essere forti con i deboli e deboli con i forti, se poi a pagare il conto più alto cioè da una parte la compromissione della salute e dall’altra gli interventi per la riduzione del danno, saranno sempre i cittadini, pare che a Zaia e a Ministro dell’ambiente non importi per nulla. In fondo non stiamo mica parlando di prosecco.