Mostra Cinema Venezia, attacco a Hollywood

«Hollywood fa film per chi non legge», parola del regista russo Andrei Konchalowskij oggi al Lido per il film Paradise in corsa per il Leone d’oro al Festival di Venezia. Ma Konchalowskij parla, con distacco, anche di olocausto, uno dei temi del film, di nazismo e nazionalismo («due termini che ormai si confondono l’uno con l’altro»), di democrazia («in suo nome quante bombe su Libia, Serbia e Iraq») fondamentalismo e, infine, anima umana divisa tra angeli e demoni.

Il film racconta, in uno splendido bianco e nero, la storia di tre destini e delle loro coscienze post mortem, ovvero quello di Olga, aristocratica russa e membro della Resistenza francese, Jules, commissario collaborazionista francese, e Helmut, ufficiale tedesco delle SS, che si intrecciano inevitabilmente durante la guerra fin dentro i campi di concentramento. Hollywood, spiega il regista oggi al Lido «fa ormai solo film per bambini. Pensano solo al business e a produrre cinema per la gente che non legge. Una volta faceva film per famiglia, per un pubblico più ampio. Comunque, per quanto riguarda me, credo non si possa mangiare pop corn ed ascoltare Bach».

La Shoah, tema centrale di Paradise, «non è vero che è un tema abusato. E’ stata scelta perché non la ricorda più nessuno, come nessuno ricorda chi fosse Mussolini. La gente va su Internet per scoprire queste cose. Il problema della perdita della memoria – aggiunge – è davvero serio come ha scritto anche il vostro Umberto Eco in Lettera a mio figlio». L’uso del bianco e nero, spiega il regista che proprio a Venezia vinse nel 2014 il Leone d’argento per Le notti bianche di un postino, «è stato obbligato anche per le scene dei campi di concentramento. Se le avessi girato a colori tutte queste persone in pigiama a strisce avrebbero fatto pensare al Nabucco, avrebbero banalizzato l’olocausto. La violenza dello spirito la rende meglio il bianco e nero. E anche per quanto riguarda il dolore – dice – è troppo facile renderlo con una testa mozzata, ci vuole invece un pubblico che diventa il tuo coautore, che immagina con te».

In Paradise, in cui si cita anche Dante («da quando ho letto la Divina Commedia è un mio riferimento«) «racconto i tre livelli dei miei personaggi: quello bestiale, primitivo, quello esistenziale, idealistico e, infine, il livello intermedio in cui viviamo noi tutti, divisi come siamo tra angeli e demoni». Andrei Konchalovkij che riceverà oggi il premio André Bresson («un artista che faceva vedere cosa c’è dietro le cose») dice infine del fondamentalismo: «è un’etichetta che unisce tutti i movimenti mussulmani radicali di estrema destra. Anche il nazismo – aggiunge – non è certo nato negli anni trenta, ma duecento anni prima quando si prendevano gli schiavi dall’Africa». La democrazia per il regista russo: «è diversa dal nazismo perché quest’ultimo vuole lo sterminio degli altri, mentre la democrazia, nel suo lato buono, è la difesa della patria. Dopo Norimberga i due termini si sono confusi e, in nome della democrazia, si sono buttate bombe su Libia, Serbia e Iraq».