Val d’Illasi, incubo lupi: allevatori in ginocchio

Movimentata protesta degli allevatori l’altro ieri sera a Velo Veronese. Moreno Riva, 33 anni, ha posato la carcassa di una sua mucca, l’ultima di una lunga serie di bovini uccisi dai lupi sui colli orientali della Lessinia. Come riferisce il sindaco Massimo Varalta all’Arena, «c’era una sessantina di persone, erano tutte molto arrabbiate perché nonostante l’evidenza del problema non si muove nulla». Il sindaco ha contattato telefonicamente «il commissario straordinario della Comunità montana Stefano Sisto, che mi ha annunciato per mercoledì prossimo un tavolo tecnico, ma è un anno che si riunisce e produce solo aria fritta».

Grossi problemi anche sull’altro versante della Val d’Illasi: a Campofontana si contano 9 assalti nell’ultimo mese. «Non è solo questione di predazioni, qui si tratta di paura di uscire di casa», sbotta Aldo Gugole sindaco di Selva di Progno, che attacca poi il progetto Life Wolf Alps: «non è più possibile che si nascondano dietro l’Europa, la Regione, la legge dello Stato. Se dovesse succedere un’aggressione a una persona o a un bambino, voglio sapere a casa di chi devo andare».

«Se qualche mio concittadino decide di agire da solo, perché non si sente tutelato dallo Stato, ebbene io sono al suo fianco e lo appoggio», arriva a dire Gugole. «Non è possibile – spiega – che generazioni di residenti abbiano fatto una lotta spietata per secoli per liberarsi dei lupi e adesso invece dobbiamo tenerceli, pur coscienti del fatto che con poche cucciolate hanno già raddoppiato il loro numero, non avendo sul nostro territorio predatori che possano contenerli».Come fa notare Gugole, «c’è di mezzo anche il turismo, perché qui nessuno va più a camminare né di giorno né di sera. (…) Finora si è solo parlato – conclude –, ma arriveremo a gesti concreti, perché le riunioni hanno dato zero risultati e i lupi sono ormai troppo vicini alle case».

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