Veronafiere, Dal Moro (Pd): «doveva essere Spa già 10 anni fa»

Domani 9 settembre sarà la prima giornata del vino targata “Alibaba”, il gigante dell’e-commerce cinese, che apre le porte di un mercato sconfinato ai vini veneti. Come ricorda il Corriere del Veneto, i prodromi di questo accordo fra i produttori italiani e il magnate cinese Jack Ma si erano tenuti al Vinitaly di Verona. «Da quella giornata di Vinitaly», osserva il deputato Pd Gianni Dal Moro, «le etichette italiane del vino presenti sulla piattaforma di Alibaba sono passate da 2 a 500. Verona e Vinitaly si confermano quindi dei partner importanti per lo sviluppo e la promozione del vino italiano».

Per l’onorevole è anche l’occasione di fare il punto su Veronafiere. Sulla trasformazione in spa «siamo in ritardo», dice Dal Moro, «avremmo dovuto fare questa scelta almeno 10 anni fa, per tentare di difenderci meglio dall’exploit delle fiere tedesche». Dal Moro prosegue: «sono convinto che il presidente Danese, che sta dimostrando grande serietà e impegno, abbia la consapevolezza che occorre aprirsi ai nuovi partner nazionali e internazionali, trovare importanti risorse, investire sui mercati mondiali».

La spa deve essere «solo l’inizio, l’approdo finale naturale sarà la quotazione in Borsa. Pensare di difendere la nostra Fiera e la sua principale manifestazione Vinitaly richiamandosi alla veronesità è fuori dalla realtà. Difendere Vinitaly vuol dire investire e non poco, vuol dire costruire partnership globali, non esistono più riserve indiane, per nessuno». Per Dal Moro «puntare sul sistema veneto sia sul fronte aeroporti che sul fronte fieristico si sta dimostrando un‘idea povera, scarsamente lungimirante e soprattutto penalizzante per Verona». La città scaligera deve puntare a creare «una grande area metropolitana Adige Berico Garda alternativa a Venezia e Milano che guarda a nord, al cuore dell’Europa».

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