Arena, l’olimpico Fuortes tira dritto

Non sarà il contributo mancante dalla Camera di Commercio veronese a mettere in crisi la fondazione. Il programma operistico nel dettaglio

C’è il mondo reale e c’è la dimensione della polemica politica, delle sognate “rivoluzioni” privatistiche, delle preoccupazioni forse comprensibili ma sempre a rischio di strumentalizzazione. Nel mondo reale, Fondazione Arena prosegue la sua attività che è fatta di un festival estivo nell’anfiteatro romano di Verona, di una stagione lirica e di una stagione sinfonica al teatro Filarmonico.

Giunge a proposito, per ricordare a tutti che non siamo alla vigilia del disastro anche se la situazione è molto seria e necessita di grande attenzione, la mail con cui l’ufficio stampa della Fondazione ufficializza titoli e date dell’attività invernale. Il programma operistico è quello che era stato anticipato per primo da Vvox alla fine dello scorso luglio: apertura con Turandot di Puccini, quindi Pagliacci di Leoncavallo, I Capuleti e i Montecchi di Bellini, Tosca di Puccini, Norma di Bellini e Il viaggio a Reims di Rossini.

Si comincia il 16 dicembre, lo spettacolo rossiniano, ultimo in calendario, inizierà le repliche il 20 maggio 2017. Previste in tutto 29 rappresentazioni. Orari e dettagli sui cast a questo link. Il calendario comprende anche i particolari dei dieci concerti sinfonici che si svolgeranno al Filarmonico, ciascuno in doppia replica, dal 7 gennaio al 27 maggio 2017. Spiccano i giovani direttori: dal veronese Battistoni all’anglo-indiano Alpesh Chauhan, fresco di nomina a direttore stabile dell’orchestra Toscanini di Parma; da Jader Bignamini a Matthew Halls.

Orientato sui grandi nomi classico-romantici il programma, con molte partecipazioni solistiche (e interpreti come il violoncellista Mario Brunello, la pianista Leonora Armellini, i violinisti Sergej Krilov e Giovanni Andrea Zanon). Come vuole la dottrina-Fuortes, niente conferenza stampa di presentazione ma il nocciolo delle cose, cioè una stagione che vedrà il sipario alzarsi 51 volte fra opera e concerti, compresi i due tradizionalmente fuori abbonamento previsti l’ultimo dell’anno e il Venerdì Santo (14 aprile 2017).

Understatement perfino eccessivo, peraltro, visto che la comunicazione omette di segnalare il nome di chi questo programma ha messo a punto, cioè il consulente artistico Paolo Gavazzeni, fino allo scorso aprile direttore artistico, dal 15 ottobre (quando Fuortes decadrà) probabilmente destinato a lasciare anche lui, salvo reincarico. Ma anche questo è un segno del clima molto particolare che si vive in Fondazione, quando ormai è imminente la “serrata” di due mesi prevista dal piano di risanamento.

Per essere “emergenziale”, questa proposta artistica si può considerare qualcosa di più che semplicemente volenterosa. E conferma quanto affermato a chiare lettere dal commissario straordinario Fuortes nella relazione al bilancio 2015: la centralità della programmazione al Filarmonico nell’attività della Fondazione, la consapevolezza del legame che i veronesi hanno con queste tradizionali attività.

Il tutto, fra l’altro, è stato messo a punto ben conoscendo il problema che le discussioni degli ultimi giorni stanno ingigantendo forse oltre il sensato. L’allarme sui decreti attuativi emessi dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in relazione specialmente alle Camere di Commercio, che sempre più vengono svuotate di risorse economiche, appare in realtà specioso, oltre che fuori tempo, perché da tempo ben noto. Nessuno vuole sminuire l’importanza del contributo ordinario sempre garantito dalla Camera veronese, uno dei soci fondatori della Fondazione Arena, nel 2015 pari al 5% del FUS, cioè una cifra intorno ai 600 mila euro.

Ma l’ipotesi che tale contributo sia drasticamente ridotto o addirittura venga meno non sembra essere evento tale da far perdere il sonno a Fuortes, che fra l’altro non ha esitato a svalutare interamente, nel bilancio 2015, un contributo straordinario deliberato ma non versato dalla Camera di Commercio, pari a mezzo milione. In un bilancio nel quale il valore della produzione è vicino ai 46 milioni, 600 mila euro sono circa l’1,3%: l’impatto della deprecata mancanza di questa cifra (ma la partita è ancora tutta da giocare) non è devastante come oggi molti mostrano di credere. Lo “svuotamento” economico delle Camere di Commercio è iniziato in realtà da almeno un anno e mezzo, come ben sanno tante istituzioni culturali venete che si sono viste ridurre o addirittura abolire contribuzioni di antica data.

Le nuove misure sul riordino e la razionalizzazione del comparto sono oggetto di una polemica politica nella quale la Fondazione Arena finisce per essere strumentalizzata un po’ da tutte le parti. In termini numerici, se davvero venissero meno (come postula il piano di risanamento) i debiti della Fondazione verso Arena Extra e il Comune (Museo AMO), nel 2015 quantificati in 1,1 milioni complessivi, le difficoltà contributive della Camera di Commercio sembrerebbero molto meno pericolose per la Fondazione stessa. Forse anche questo spiega l’olimpica calma del commissario straordinario, che certo segue attentamente l’evoluzione della situazione, ma che non si è sognato per questo di cambiare i programmi della stagione invernale.