La magra figura del “social” Bitonci

Il sindaco di Padova ha parato il colpo sull’ordinanza che metteva in pericolo (anche) una libreria. Per la rivolta sul web

Il sindaco di Padova Massimo Bitonci è un buon utilizzatore dei “social”, ed evidentemente ha imparato che qualche volta conviene “frenare” rispetto a provvedimenti un po’ zoppicanti. È quanto è avvenuto a proposito dell’ordinanza con cui aveva disposto la chiusura anticipata di una serie di esercizi commerciali, compresa una piccola libreria, il prolungamento d’orario dei quali oltre le 20 sarebbe alla base del “degrado” dell’area in cui insistono.

La “rivolta” dei social, in particolare di Facebook, è stata immediata. E il sindaco, tempestivo, e prima che alle 18 in quella piccola libreria iniziasse l’annunciata raccolta di firme per l’annullamento dell’intera ordinanza sindacale (ben 450 in due ore!), ha concesso – in un articolato, e farraginoso documento – la deroga al “coprifuoco”. La deroga è stata notificata dalla polizia locale, mentre la città – orfana, causa sciopero – del sito de Il Mattino di Padova (la testata locale del gruppo Repubblica-L’Espresso) l’ha appresa dalla pagina Fb, sempre ben aggiornata, del sindaco. Tutto bene, quindi? Sì per la libreria; no per il contesto.

Certo, Bitonci ha preso intelligentemente atto (è giusto riconoscerglielo) di un clamoroso errore insito nell’ordinanza: mi riferisco al coinvolgimento di una innocua piccola rivendita di libri come esercizio foriero di “degrado”. Che, da solo, ne avrebbe minato avanti al Tar qualsiasi credibilità. Ma è proprio la deroga, motivata con il lavorare la libreria in sinergia con una multisala di qualità sia per la vendita di libri tratti dai film d’essai che lì vi si proiettano, sia per la realizzazione di eventi ad alcuni di quei film collegati, che dà un colpo ferale all’ordinanza.

Perché è indubbio che una multisala, ed eventi collegati, muovono più persone di quelle che possono frequentare i vicini kebab o venditori di frutta! I quali, ancorché non adiacenti, sono comunque situati nelle vicinanze della stessa. Il che porterà il Tar, investito dai ricorsi contro l’ordinanza di tali esercizi, a valutare in dettaglio l’entità del “degrado” a base del provvedimento sindacale. Ad esempio verificando il numero di interventi effettuato settimanalmente dalla polizia locale per sedare risse, quello del numero di soggetti identificati, il numero delle persone denunciate e via elencando.

No, per l’ordinanza, non sarà un percorso facile. E il rischio che essa venga annullata, come già avvenuto per altre similari firmate dal Sindaco Bitonci, si fa concreto. Quale lezione si può trarre da tale vicenda? Da un lato che, ai fini di un provvedimento restrittivo della libertà di orario degli esercizi commerciali, il “degrado” di un’area deve essere certo e ben documentato: non deve, cioè, essere “degrado percepito”.

Dall’altro che, in una zona periferica (e l’Arcella, pur essendo una città nella città, è pur sempre periferica, perché divisa dal centro storico dalla linea ferroviaria), il degrado non si contrasta con i “coprifuochi” indiscriminati, che determinano solo desertificazione delle strade e immotivata paura nei cittadini che sono portati a rinserrarsi nelle proprie case, bensì con oculate operazioni di polizia locale mirate a un presidio costante delle zone a rischio. Sempreché, ovviamente, la prima zona dell’Arcella, quella separata sì dal centro storico, ma contigua ad esso, sia davvero a rischio.

Di una cosa sono certo. Che – alla faccia di suoi sostenitori che sui social insultano gli oppositori dell’amministrazione Bitonci, spesso da questi anticipati con analoga volgarità – il sindaco d’ora in poi starà più attento al modo approssimativo con cui non poche volte le sue ordinanze sono state predisposte. Perché va bene fare il “duro”, ma se poi devi derogare dalla tua stessa ordinanza, o se – peggio ancora – essa viene annullata… beh, non è che un sindaco “decisionista” ci faccia una gran bella figura.