«Io, insegnante “rottamata”. Secondo la miglior tradizione renziana»

“Buona Scuola” e concorsone: il racconto in prima persona di una prof abilitata ma poi bocciata per “scarsa originalità”

Sono un’insegnante abilitata in Lingua e Letteratura Spagnola e bocciata al concorsone. Credo che nessuno comprenda la nostra situazione, se non noi che la stiamo vivendo. Non certo i nostri colleghi di ruolo, alcuni dei quali hanno avuto strade molto più spianate per accedervi, non certo i miei alunni o i rispettivi genitori, ai quali non ho mai fatto trapelare la nostra situazione in quanto utenti che meritano il sevizio dovuto e non le nostre lamentele, non certo la cosiddetta opinione pubblica, che tra tante sigle e siglette (TFA, PAS, SSIS, Fase A, B, C… graduatorie ad esaurimento, di Istituto ecc.) non può che perdersi. La categoria che più ci comprende è quella degli avvocati. Ma io mi rifiuto di spendere soldi e tempo per ricorsi vari, un po’ per pigrizia, (perderei tempo in azioni di ricerca del giusto avvocato o sindacato, in documentazioni ecc.) e un po’ per rabbia (la rabbia di dover risolvere in tribunale quello che un governo della Repubblica non vuole risolvere). A pari merito, direi.

Da quando lavoro a scuola (2007) non ho lasciato nulla di intentato per progredire nella mia formazione (corsi all’estero, formazione in didattica ecc.) e per raggiungere un minimo di stabilità che mi permettesse di avere almeno le ferie pagate e di non essere assunta a metà settembre (molto spesso con il patema di dover lasciare la scuola all’avente diritto dopo pochi mesi) e licenziata a fine giugno, dopo aver lavorato fianco a fianco con colleghi di ruolo nei consigli di classe, aver preso parte a tutte le iniziative formative proposte dalla scuola, ai progetti, alle gite di istruzione, sempre che non fossero appetibili ai colleghi titolari di cattedra, aver creato laboratori extra scolastici e aver deciso le sorti di alunni e alunne apponendo la mia firma sulle pagelle dei promossi e dei bocciati. Non ho potuto partecipare al concorso del 2012 perché la mia classe di concorso non era prevista, così mi sono sobbarcata le spese del TFA (tirocinio formativo attivo) che mi ha permesso di abilitarmi. Il TFA prevedeva un anno di frequenza universitaria con prove scritte ed esami, tirocinio presso le scuole, tesina ed esame finale. Tutto questo, dopo aver superato un test preliminare a livello nazionale, una prova scritta e un esame orale nelle università di riferimento, nel mio caso Verona e Venezia, concorrendo per medie e superiori. Il fatto che questo corso fosse a sbarramento, cioè con prove di accesso e con posti calcolati sul fabbisogno, poteva far sì che avesse valore concorsuale, ma la volontà politica ha deciso in altro senso.

Ho passato il 2012 impegnata nel superamento del test preliminare e degli esami scritti e orali per accedervi. L’anno scolastico 2012/2013, insegnando a 10 classi su due scuole, per 3 pomeriggi alla settimana correvo alla stazione di Vicenza e prendevo il treno che mi portava a Venezia dove seguivo lezioni e laboratori alla Ca’ Foscari. Le notti e i fine settimana li passavo sui libri e al PC, per preparare compiti scritti di didattica, lingua e letteratura, tesine sui bisogni educativi speciali ecc. ecc. e cercando di portare avanti decentemente il mio lavoro di insegnante, tra compiti da correggere e lezioni da preparare. L’unico sollievo a tutto questo era la condivisione di stress e risate con colleghe che si trovavano, chi più chi meno, nella mia stessa situazione. Nell’estate 2013, a metà luglio, discussione della tesina ed esame finale. Ero finalmente abilitata, ma a che prezzo! Ne sono uscita debilitata nel fisico e nella psiche, con problemi familiari (ho tre figli) sicuramente dovuti a questi miei impegni eccessivi e alla conseguente impossibilità di star dietro a tutto.

Quest’anno ho affrontato il concorsone con il giusto grado di distacco, memore delle fatiche del TFA e consapevole che sarebbe stato un terno al lotto, più che una seria valutazione degli insegnanti. Nonostante questo, ho comprato testi, ho studiato un programma indefinito e indefinibile. Mi è andata male. «Si esprime in modo sostanzialmente corretto ma non usa il linguaggio specifico. Contenuti aderenti alla consegna e in parte argomentati. Contenuti chiari e completi. Lo svolgimento presenta limitate caratteristiche di originalità». La commissione del Veneto ha considerato la mia prova poco originale… So che ad altre colleghe bocciate è stata data la stessa valutazione di scarsa originalità. Ci ha valutato una commissione di docenti che insegnano, come noi, in scuole superiori del Veneto. Non abbiamo avuto la fortuna di conoscere la griglia con i criteri di valutazione, prima dello scritto. Avevamo un computer che segnava il tempo che passava e 15 minuti circa a quesito. Insomma, potrei tirar fuori un sacco di scuse a mio favore, come quella che della mia fascia di età (la più anziana) è passato solo il 5%. Che per 115 posti disponibili in Veneto, sono passati giusti 115 insegnanti (fatalità!). Mi vedo i commissari scegliere a caso, ma forse anche no, 115 compiti e lasciare gli altri con il criterio dell’originalità in bianco (8 punti da dare o da togliere a seconda del caso, 8 punti che facevano la differenza tra sufficienza e insufficienza).

Non mi resta che aspettare, come ogni anno, le chiamate delle scuole; come ogni anno dovrò scegliere la meno peggio con il rischio che, verso metà ottobre, arrivi un insegnante, il fantomatico “avente diritto”, a prendere il mio posto e a far ripartire la roulette. Questa, tra l’altro, è la migliore delle ipotesi, perché c’è il serio rischio che non possa più insegnare, in virtù della norma del divieto di proroga oltre i 36 mesi dei contratti a tempo determinato. Ultimo, ma non ultimo, il fattore emotivo: torno a scuola da bocciata, colleghi dietro di me in graduatoria ora avranno il posto di ruolo, ma soprattutto saranno, ai miei occhi e agli occhi dei dirigenti e dei colleghi di ruolo, più degni di me di insegnare, più preparati e più originali. Anche molto più giovani, il che non guasta mai. Rottamata, secondo la migliore tradizione renziana, mi ritrovo a cercare tra le offerte di lavoro qualcosa di adatto a me (psicologa, badante, cameriera , banconista, fornitrice di servizi, addetta alle risorse umane, organizzatrice di eventi, attrice, traduttrice, psichiatra). In fondo, la scuola non mi merita.

lettera firmata