Brugnerotto (M5S): «nuovo decreto Pfas, licenza di avvelenare»

La Sottosegretaria di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio e del mare Silvia Velo ha risposto (vedi video) questa mattina in aula a due interrogazioni n. 3–02470 e 3–02471 a prima firma del deputato padovano Marco Brugnerotto, concernenti iniziative per la prevenzione e la tutela della salute della popolazione residente in Veneto in relazione all’inquinamento derivante dall’utilizzo di alcune sostanze chimiche (cosiddette PFAS). Le due interrogazioni chiedevano al ministro iniziative, anche normative, a salvaguardia del territorio, dell’ambiente e della salute dei cittadini. E iniziative che obbligassero in modo stringente l’operatore, ritenuto responsabile del danno ambientale, ad adottare immediatamente tutte le iniziative praticabili per controllare, circoscrivere ed eliminare ulteriori pregiudizi ambientali ed effetti nocivi per la salute umana, e ad adottare le misure immediate di ripristino necessarie.

«E non possiamo essere soddisfatti delle risposte avute!». E’ quanto dichiara il deputato Brugnerotto nella sua replica alla sottosegretaria – (vedi il video della replica) – «Non siamo soddisfatti non solo della risposta avuta oggi alle interrogazioni, ma non possiamo essere soddisfatti in generale della risposta data dal Governo e dal ministero a questa gravissima emergenza sanitaria e ambientale». A questo disastro che interessa ampie aree del Veneto e che coinvolgerebbe 350 mila veneti in 78 comuni su tre province (Verona, Vicenza e Padova), dove sono a rischio inquinamento i corsi d’acqua e conseguentemente la potabilità della risorsa idrica per tutti i comuni interessati, il governo ha risposto con il decreto ministeriale del 6 luglio, che ha fissato i limiti-soglia per le sostanze inquinanti Pfas nelle acque di falda aumentandoli di sette volte rispetto ai valori di guardia precedentemente identificati dall’Istituto Superiore della sanità.

«Come possiamo essere soddisfatti? E la domanda sorge spontanea: ma tra Ministero e ISS vi parlate? E soprattutto vi capite? Si sono inoltre stabiliti limiti per le sostanze perfluoro-alchiliche nelle falde che non comprendono tutte le sostanze oggi prodotte nel Vicentino – continua nel suo intervento Brugnerotto -. Credevamo che i tempi in cui si alzavano i limiti per rendere legale l’illegalità fossero finiti, invece ancora oggi nel 2016 questa pratica brutale è all’ordine del giorno. Cosa fa il ministero dell’ambiente? Mentre per i vecchi composti a 8 atomi, che non sono più prodotti, i limiti dell’Istituto Superiore di Sanità sono rispettati, per i nuovi composti a 4 atomi, che da studi spagnoli risultano essere più pericolosi dei primi, in quanto vanno ad intaccare anche cervello e polmoni, rilascia praticamente licenza in bianco di scarico: dal limite dato dall’istituto superiore di sanità di 500ng/lt si passa al limite dato dal decreto pari a 3.000 ng/lt per il Pfbs».

«Questo decreto è una vera e propria “licenza d’avvelenare” per l’azienda Miteni S.p.a. di Trissino, in provincia di Vicenza, che rilascia nell’ambiente queste sostanze dannose per la salute al punto da aver provocato una vera e propria emergenza sanitaria in Veneto che ha coinvolto finora centinaia di migliaia di persone. Infatti Miteni spa ancor oggi produce i composti Pfas di ultima generazione, quelli a catena corta, di cui sopra. L’unica cosa intelligente da fare è interrompere la produzione dei PFAS! A tal proposito ricordo alla sottosegretaria Velo che il M5S ha depositato una pdl che prevede di fissare i limiti-soglia dei Pfas a zero affinché sia tutelata l’intera catena alimentare per il benessere dei cittadini – chiediamo nuovamente che sia discussa e approvata al più presto».

Nella replica di questa mattina Brugnerotto ha anche segnalato che – «Il 12 agosto 2016 il direttore della tutela ambientale della Regione Veneto Alessandro Benassi ha emesso un provvedimento che ci lascia sgomenti perché obbliga i soggetti controllori come Arpav a valutare eventuali sforamenti di PFAS non caso per caso, ma sulla base di non precisate medie annuali: una impostazione che appare per di più in netto contrasto con la norma nazionale. In pratica è una licenza per continuare ad inquinare indisturbati, l’importante è che la media annuale rispetti i limiti imposti dal Ministero dell’Ambiente. Ancora una volta ci chiediamo il principio di chi inquina paga e quello della precauzione che fine hanno fatto?».