Caos, orario ridotto e supplenti: bentornati a scuola

E il primo giorno di scuola è andato. «Il Veneto è riuscito a gestire le cose – tira un sospiro di sollievo Andrea Bergamo, provveditore di Padova, intervistato dal Corriere del Veneto – i problemi maggiori si temeva arrivassero alle elementari. Nelle scuole più grandi chiedere ad un docente di coprire una classe non è complicato ma nelle scuole minori sì». Forse il merito, più che del provveditorato, è delle 127 classi in meno: alle elementari ci sono 1474 studenti in meno. Cui bisogna aggiunge i 1132 in meno alle materne. Mettici il crollo anagrafico, la crisi economica che allontana gli immigrati et voilà: meno iscritti. Molti meno.

Nonostante ciò, la scuola veneta manca ancora di insegnanti. Orari ridotti, supplenze e accorpamenti temporanei fra classi hanno tamponato il problema. Resta però l’incognita per la settimana prossima, quando si andrà a tempo pieno. «In Veneto c’è ancora una grave carenza di 468 insegnanti», ha denunciato il governatore regionale Luca Zaia. «Qui delle due l’una – conclude – o si fanno le cose per bene o si torna all’apertura a ottobre com’è stato in passato, dedicando settembre a mettere a posto l’organizzazione per poi partire davvero, con la squadra al completo».

Parole che hanno scatenato le reazioni. Di Alessandra Moretti, capogruppo Pd in Regione, in primis: «Zaia dimentica che sono stati i governi di centrodestra e in particolare il duo Tremonti-Gelmini a tagliare le risorse per la scuola; noi invece abbiamo indetto un concorso che non si faceva da vent’anni, assunto 25 mila insegnanti reso e meno precario l’insegnamento». Di questi 25 mila ne sono stati assunti solo il 20% quest’anno, poiché le graduatorie sono incomplete e così 3400 posti vuoti saranno coperti da supplenti. Mentre sull’inizio a ottobre Tina Cupani della Cisl Veneto sentenzia: «Le scuole devono fare 200 giorni di lezione per legge e cominciare ad ottobre significherebbe farne meno». Quindi niente, non si può fare.

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