Fondazione Arena senza pace: niente “premi risultato”

Per i lavoratori della Fondazione Arena c’è stata un’altra brutta sorpresa in busta paga. Stando a quanto riferisce il Corriere del Veneto, al posto del premio di risultato – che di norma arrivava a festival lirico concluso – c’era in un carattere minuscolo l’avviso: «L’erogazione dei premi di risultato è stata sospesa in virtù dell’art. 7 del verbale di accordo sottoscritto tra Fondazione e le OO.SS. in data 15 giugno 2016».

Secondo Paolo Seghi, segretario provinciale Slc Cgil, i lavoratori hanno perso una cifra «tra gli 800 e i mille euro a testa». Ma soprattutto, gli hanno persi «nonostante nessun punto dell’accordo da noi sottoscritto preveda un taglio dell’integrativo. Una decisione unilaterale, presa da Fondazione senza convocare le parti, senza minimamente discutere del tema, senza nemmeno informarci del fatto».

La Fondazione ha invece ribadito che la mancata erogazione dei premi era prevista dall’articolo 7.1, paragrafo b dell’accordo sottoscritto dalle parti. «Stupisce la meraviglia delle organizzazioni sindacali, perché si è agito in base all’accordo firmato il 15 giugno scorso», scrivono in una nota. Ma dietro la mancata erogazione ci sarebbe soprattutto una circolare ministeriale del 21 agosto che lega i premi al raggiungimento del pareggio di bilancio. Quindi tutto rimandato all’anno prossimo, ammesso che si raggiunga il pareggio.

Ai sindacati questa spiegazione non basta: «l’accordo che abbiamo firmato definisce risparmi complessivi per 4 milioni di euro che la Fondazione deve ottenere. Solo nel caso in cui questo obiettivo non venga raggiunto, allora è prevista la possibilità di intervenire sull’integrativo. Ma, per adesso, non è questo il caso e non è previsto il taglio dell’integrativo», commenta Ivano Zampolli, segretario Uil Comunicazione Verona, «per cui dico che questo intervento unilaterale da parte di Fondazione può aprire le porte a contese giudiziarie».

Zampolli ricorda poi come il commissario Carlo Fuortes fosse a Verona la settimana scorsa: «gli abbiamo formalmente chiesto un incontro, ma ci ha detto di no. Eppure in una normale azienda, di fronte a una decisione del genere, è prassi confrontarsi con le parti sociali, per lo meno informarle». Ancora più critico Nicola Burato, segretario provinciale Fistel Cisl: «Serve una netta e decisa presa di posizione rispetto alla decurtazione dei salari di oggi: non una richiesta di chiarimenti, ma una posizione di netto dissenso. Già che ci siamo sistemino con i soldi dei lavoratori anche i bilanci 2013 e 2014. È questo il commissario che ci tutela e fa da garante per il futuro?».