M5S veneto, la «struttura parallela»

In giugno i consiglieri regionali Brusco, Baldin e Scarabel hanno creato dal notaio un’associazione che porta il nome del movimento. La base non ci sta

La macchina nuova è vuota, forse. Ma è perfettamente operativa se qualcuno la facesse funzionare. Si tratta dell’associazione politica “parallela” al M5S veneto, una sorta di movimento a latere creato da alcuni consiglieri regionali dei 5 Stelle. Una circostanza che assieme ad altre sta mandando su tutte le furie parte della base grillina nel Veneto. Il nome preciso dell’oggetto del contendere è «Associazione Movimento Cinque Stelle Veneto» e porta il sigillo dell’ufficialità, con tanto di atto notarile (di cui siamo in possesso).

In realtà i media regionali a più riprese avevano parlato della volontà di alcuni consiglieri regionali di realizzare una sorta di fondazione ad hoc come avviene per altri partiti, pratica che peraltro moltissimi fra i Cinque Stelle, assieme a Beppe Grillo, avevano criticato in passato. Vvox.it però per la prima volta può indicare con dovizia di dettaglio le carte. L’associazione è nata recentemente, il 22 giugno 2016, con un atto costitutivo redatto a Padova dal notaio Matteo Ceolin: il numero di repertorio è il 590 mentre quello di raccolta è il 471. La neonata associazione, che ha già la sua sede a Padova in Prato della Valle 108, nonché il suo codice fiscale (92280390284), in una con il suo conto corrente presso Banca Etica, vede come soci fondatori i consiglieri regionali Manuel Brusco, Erika Baldin e Simone Scarabel. Quest’ultimo, che poi è il capogruppo in Regione, è anche il legale rappresentante, nonché il tesoriere.

Ma quali sono gli obiettivi statutari della associazione? Secondo le carte depositate dal notaio, all’articolo 2 dello statuto viene specificato che l’associazione stessa ha per obiettivo «la creazione di un punto di aggregazione per discutere ed organizzarsi al fine di affrontare i temi e le problematiche del territorio… L’associazione ha la possibilità di raccogliere tra i soci e i non soci fondi, riserve o capitale». E se l’assemblea dei soci fondatori per atto costitutivo è composta per l’appunto da Scarabel (in foto), Brusco e Baldin, ovviamente l’atto notarile non indica eventuali altri nomi eventualmente confluiti nella assemblea generale della associazione; l’ingresso nella quale è sì libero e aperto a tutti, ma deve comunque passare il vaglio proprio dell’assemblea generale, come peraltro sancito all’articolo 4 dello statuto.

Negli atti depositati presso lo studio Ceolin non compaiono i nomi dei consiglieri Patrizia Bartelle e Jacopo Berti. Dall’incartamento però emerge una singolarità, perché secondo il database di Trovanumeri.com, al 108 di Prato della Valle abiterebbe tale Berti Jacopo: se sia un caso di omonimia con l’ex capogruppo grillino a palazzo Ferro Fini o se si tratti proprio del candidato grillino alla carica di governatore veneto l’atto steso dal dottor Ceolin, ovviamente non lo indica.

Ma al di là dei formalismi notarili sono le ragioni profonde che hanno portato al battesimo della associazione ad avere allertato la base. Possibilità di far circolare danaro, filtri in ingresso, uno statuto che descrive un organismo tra la sezione d’un partito, una fondazione di partito e un meetup (quest’ultimo è la cellula dei Cinque Stelle sul territorio locale): tutti elementi che preoccupano i cosiddetti “150” che non solo avrebbero informato l’entourage di Beppe Grillo, ma anche il plenipotenziario di fatto dei Cinque Stelle veneti, vale a dire David Borrelli, ex consigliere comunale a Treviso e oggi eurodeputato. Il quale avrebbe chiesto a tutti, inclusi Baldin, Brusco e Scarabel, di sopire ogni belligeranza. Sul piano formale tuttavia non si sa se ai tre sia stato intimato di sciogliere una associazione che comunque porta il nome del movimento fondato da Grillo. Il che darebbe allo stesso Grillo peraltro una certa qual voce in capitolo, dal momento in cui proprio quel nome non può essere speso in una certa maniera senza il placet di chi ne ha la titolarità.

La situazione ai dissenzienti non piace. Lo si evince dall’ordine del giorno dell’ultima assemblea tenuta a Marcon nel Veneziano il giorno 4 settembre, nella quale si prospetta anche la possibilità di chiedere le dimissioni (recall il termine usato dai pentastellati) per alcuni consiglieri regionali poiché avrebbero tenuto una condotta troppo distante dai princìpi del M5S. In questo senso la scaletta è chiara: «Perché un’assemblea straordinaria… L’iniziativa del recall… I motivi del recall… L’Associazione M5S Veneto e i fondi per il tornado… L’assegno di fine mandato, descrizione atti e documenti… Il Regolamento del Gruppo Consiliare M5S Veneto e le regole… Lettura documenti di richiesta dimissioni nei confronti dei due consiglieri regionali Scarabel e Baldin…». Di più, con una missiva del 5 agosto indirizzata al garante Grillo (per la precisione a ) un gruppo di attivisti del Rodigino si lamenta del fatto che alcuni consiglieri regionali, in difformità rispetto quanto dichiarato inizialmente, avrebbero deciso di trattenere per sé l’assegno di fine mandato. Di questioni più prettamente politiche o amministrative inerenti la gestione della Regione da parte della giunta leghista in una con la maggioranza di centrodestra che la sostiene non ce ne sono. Come se in questo momento i cosiddetti dissenzienti avessero concentrato buona parte delle loro energie su questioni etico-disciplinari. La discussione interna è ancora in corso.