Zaia, degno erede di Galan

L’ufficio stampa dell’amatissimo presidente tenta di distrarre gli elettori con le questioni più disparate. Per nascondere il deserto di realizzazioni

Ormai è di tutta evidenza che il portavoce del nostro amatissimo presidente Luca Zaia a tutto serve tranne che a informare i cittadini sulle scelte e sulle iniziative dell’Amministrazione regionale. E possiamo anche capirlo. Se si limitasse a svolgere il ruolo per il quale è pagato, dato il persistente deserto di realizzazioni, egli sarebbe destinato a lunghi lunghissimi periodi di silenzio. E avrebbe difficoltà a giustificare la sua presenza. Così, pare di capire, ha deciso di intervenire sulle questioni più disparate, con spiccata predilezione per gli argomenti sui quali la Regione non ha competenza alcuna, in modo che nessuno possa dire: prova tu, se sei capace.

Il fine è evidente: distrarre gli elettori, fingere di essere attivi e presenti, fare in modo che non ci si accorga dell’inconsistenza realizzativa della Giunta regionale, con particolare riguardo al suo presidente. In questo Zaia è degno erede del suo predecessore Galan, il quale disertava sistematicamente il Consiglio regionale per dedicarsi alla pesca, mentre il suo fido portavoce inondava i giornali con i suoi salaci e disparati comunicati.

Zaia diserta il Consiglio tanto quanto, ma non va a pescare. Va per feste e sagre a raccogliere voti, l’unica cosa che gli riesce egregiamente bene. Onestamente, però, occorre dire che Galan, pur essendo stato un pessimo presidente anche prima e a prescindere dal Mose, qualche opera l’ha lasciata, qualcosa per cui potrà essere ricordato. E va anche detto che i suoi comunicati erano divertenti e originali, a volte persino spassosi, in linea con la stravagante personalità dell’ordinante e con l’abilità del redattore.

Quelli di Zaia sono così scontati e prevedibili da essere disarmanti e sconfortanti, se non si capisse lontano un miglio che sono una forma di accattonaggio politico alla ricerca di qualsiasi protesta, di qualsiasi risentimento, di qualsiasi richiesta, anche la più assurda. Pur di rimediare qualche voto. L’ultimo comunicato che ho letto riguarda il numero chiuso della Facoltà di Medicina. Serafico e indisponente, il presidente Zaia vuole abolirlo, sic et simpliciter. Bravo, ma bravo! Nemmeno Grillo, che per un voto venderebbe Luigi Di Maio a Vincenzo De Luca perché se lo studi da vicino, è arrivato a tanto.

Una persona con la testa sulle spalle può criticare il contenuto dei test, può discutere sull’entità del numero programmato, può soprattutto protestare per la carenza di posti nelle scuole di specializzazione, il vero scandalo di cui pochi parlano, ma non può dire: dentro tutti! Solo per far contenti aspiranti e famiglie e lucrare qualche voto. È da irresponsabili, da demagoghi, da piazzisti. Che lo dicano gli studenti prima dei test, passi. Se è per questo, qualcuno vorrebbe eliminare tutti gli esami e ci fu un’epoca, in questo nostro bislacco Paese, in cui, in qualche facoltà, addirittura si fece.

Ma che lo dica il presidente di una Regione, questo è del tutto inconcepibile. Si rende conto il lunare Zaia che si sono presentati ai test qualcosa come 62.695 aspiranti, a fronte di 250 mila medici in servizio? Solo quest’anno? A fronte soprattutto di un ricambio fisiologico che non supera le 6 mila unità? Agli affaticati addetti dell’ufficio stampa presidenziale, che sono lì a lambiccarsi la cervice per trovare qualcosa da dire e sono in tentazione di occuparsi degli esperimenti nucleari nordcoreani, del confronto Iran/Arabia Saudita, delle difficoltà di Angela Merkel e persino, aiuto aiuto!, della guerra Renzi/D’Alema, tutti argomenti notoriamente pertinentissimi con i poteri regionali, un amichevole consiglio: usino il tempo per convincere Zaia che la campagna elettorale è finita. I voti non li ha presi per cercarne ancora, ma per GOVERNARE! Il Veneto non è messo così bene da non averne bisogno.