Caso Morosini, 5 anni dopo é ancora proroga su defibrillatore

Condannati per omicidio colposo i tre medici che soccorsero il giocatore del Livorno (ex Vicenza e Padova)

Il 14 aprile 2012, al 31′ della partita Pescara-Livorno della 14ª giornata di ritorno del campionato di Serie B, il centrocampista della squadra toscana Piermario Morosini di 26 anni si accascia inanimato, colpito da arresto cardiaco dovuto ad una cardiomiopatia congenita. Gli immediati soccorsi prestati da ben tre medici, i due delle rispettive squadre e quello del 118, non salvano la vita al giocatore che muore poco dopo all’Ospedale. La gara non riprende e la Figc dispone il rinvio dell’intera giornata successiva in tutti i campionati. A poche ore dalla scomparsa, il Vicenza e il Livorno ritirano la maglia numero 25 del giocatore. Subito appare evidente una incredibile lacuna nei soccorsi: il mancato utilizzo del defibrillatore (erano ben due gli apparecchi disponibili in campo). Se fosse stato applicato, forse Morosini si sarebbe salvato. Ma, incomprensibilmente, nessuno ne fece uso.

In questi giorni, dopo ben quattro anni, è arrivata la sentenza di primo grado a carico dei tre sanitari, imputati di omicidio colposo. Il giudice monocratico di Pescara Laura D’Arcangelo infligge a Vito Molfese, medico del 118, un anno di reclusione e otto mesi ciascuno ai medici sociali Manlio Porcellini (del Livorno) ed Ernesto Sabatini (del Pescara). Tutti e tre sono anche condannati, insieme alla Asl di Pescara e al Pescara Calcio, al pagamento di una provvisionale di 150.000 euro.

Le richieste della accusa era state diverse. Il pm Gennaro Varone aveva infatti chiesto due anni per Molfese e l’assoluzione (perché il fatto “non costituisce reato”) per Sabatini e Porcellini. Secondo l’accusa è “grave e inescusabile” la colpa del medico della Asl, il cui comportamento è “fuori da ogni protocollo medico e vi è una abdicazione dall’esercizio del ruolo e della competenza”. Molfese infatti, pur essendo il medico con la formazione più adeguata, aveva autorizzato uno “sconsiderato” spostamento di Morosini sulla barella e non aveva utilizzato il defibrillatore, come prevedono le linee guida internazionali in questi casi. Secondo il pm gli altri due imputati invece avevano “fatto quanto potevano sulla base delle proprie competenze”. Maria Carla, sorella di Morosini, costituitasi parte civile, aveva chiesto il risarcimento sia dei danni patrimoniali (valutati 130.000 euro) che di quelli non patrimoniali (200.000).

Morosini aveva giocato in due società venete, il Vicenza e il Padova. Era stato una prima volta nel club berico per due campionati di serie B, dal 2007 al 2009. Era tornato nel gennaio del 2011, ancora fra i Cadetti. Un anno prima, nel 2010, la militanza con i biancoscudati per uno spezzone di campionato di B. La sua breve carriera è stata molto frammentaria, non è mai rimasto -fuorchè a Vicenza- più di una stagione intera con la stessa squadra. Anche la sua vita è stata difficile: orfano giovanissimo di entrambi i genitori, a 22 anni perde il fratello disabile, suicida, e rimane con la sola sorella, anche lei disabile. Una vita drammatica che si è conclusa troppo presto in modo tragico.

Nel 2013 il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha firmato un decreto che obbliga le società sportive professionistiche e dilettantistiche a dotarsi di defibrillatori e di altri dispositivi salvavita. L’obbligo per le società dilettantistiche è stato prorogato al 30 novembre 2016 a causa del mancato completamento delle attività di formazione degli operatori del settore.

Lo shock provocato dalla morte di Morosini non è stato purtroppo sufficiente a imporre da subito una riforma che si richiedeva da tempo. Il Governo ha fatto passare un anno per vararla, ma la responsabilità della mancata attuazione nell’area dilettantistica è tutta delle società sportive, che peraltro sono gravate dell’onere economico dell’acquisto delle apparecchiature e della preparazione degli addetti. Il Ministero si è dovuto arrendere alla evidenza dell’inadempimento da parte delle società ed ha concesso la inevitabile proroga. E in queste condizioni è cominciata la quinta stagione sportiva dopo la morte del Moro.