Referendum, non sarà un ambasciatore Usa a spostare voti

Quelli del No insorgono, Mattarella ricorda che la decisione spetta al popolo: questa classe dirigente considera gli italiani degli imbecilli sottosviluppati

L’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma ha osato dire pubblicamente e in Italia quel che tutti sanno, e cioè che laggiù si ritiene preferibile che il referendum costituzionale veda la vittoria del Sì, perché il No «sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia». Apriti cielo. Sono scattati immediatamente gli automatismi tipici dei paesi subalterni, come il nostro, che s’inchinano o fanno spallucce se il potente alleato raddoppia una base militare già enorme in una città d’arte, o sottrae alla giustizia italiana un pilota che per giocare al “top gun” abbatte una funivia e uccide qualche decina di persone, ma che su questi principi non transigono.

E così, ecco rispolverati antichi arnesi ideologici e luoghi comuni sempreverdi. La politica, ovvero la parte che sta per il No (cioè il centrodestra + la sinistra non renziana, Bersani incluso) grida alla violazione di sovranità. Tentata, si suppone, visto che non si sa ancora neanche quando andremo a votare. Ci si mette pure il presidente della Repubblica, ricordando che essa spetta al popolo. E grazie per la specificazione. È veramente stupefacente che ci sia una politica convinta (ma lo è davvero?) che le parole di un ambasciatore, sia pure del paese più potente del mondo, determinino modifiche nel libero convincimento dei cittadini elettori. Ma è solo l’ennesima prova che questa classe dirigente imbelle e inadempiente, sempre a rischio penale nella pubblica amministrazione, considera gli italiani degli imbecilli sottosviluppati, non in grado di pensare con la loro testa. Tipico effetto specchio.

Nei mesi scorsi si sono visti vari politici italiani recarsi negli Stati Uniti e spargere a piene mani “endorsement” (appoggio, sostegno) a questo o quel candidato alle elezioni presidenziali, a seconda della convenienza diplomatica o della presunta affinità “ideologica”, tra foto ufficiali alla Casa Bianca e selfie forse un po’ tarocchi con Donald Trump. Non risulta che qualcuno, Oltreoceano, abbia protestato, indignandosi per l’ingerenza negli affari interni del Paese. Chi lo sa, forse lo sventato ambasciatore Usa ha pensato solo di applicare la par condicio. Il clima italiano (e non in senso meteorologico) deve avergli dato alla testa.