«A noi preti il sesso é perdonato, l’affetto no»

Dopo i recenti casi di sacerdoti con relazioni di coppia, intervista ad un prelato sulla vita intima in tonaca. E sul matrimonio dei religiosi rivela che…

«Da omosessuale le dico che il coming out di Krzysztof Charamsa è un errore madornale». Era la fine di ottobre dello scorso anno quando don Mario, nome di fantasia di un importante prelato padovano, accettò di farsi intervistare da Vvox.it dietro garanzia dell’anonimato più assoluto. All’epoca il sacerdote parlò dell’omosessualità nella Chiesa, anche se su eventuali aperture in tema di «matrimonio dei preti, omosessualità, nozze gay e altro ancora» spiegò che si tratta di cambiamenti «che devono seguire in scia» quelli della società, e che oggi è «troppo presto» per cambi di paradigma così pronunciati. In questi giorni i media veneti hanno dato notizia del veneziano don Marco Scarpa, che sarebbe pronto a lasciare il sacerdozio per motivi affettivi. Una scelta simile la starebbe compiendo anche il trevigiano don Alberto Bernardi, anche se non ci sono conferme in tal senso.

Alla luce di questi fatti non è giunto il momento da parte della Chiesa, una volta per tutte ora e subito, di porre la questione del celibato dei preti? «In linea di massima – spiega don Mario – il celibato andrebbe sì superato. Ma oggi è ancora troppo presto. Il celibato per secoli è stato anche uno strumento di potere. Se io gerarchia so che tu vìoli questa regola, magari ti copro, ma di converso tu dovrai agire secondo la mia volontà o secondo la mia convenienza. Orribile a dirsi ma c’è anche questo. Per quanto riguarda poi gli ultimi casi di cronaca direi un paio di cose. Di don Bernardi non si sa praticamente nulla, è impossibile pertanto esprimere un parere. Quanto a don Marco i media hanno raccontato molti più dettagli. Da quanto leggo avrebbe concordato col patriarca di Venezia un momento di riflessione per capire se sia intenzionato a continuare il suo percorso affettivo al fianco d’una persona o se sia propenso tornare sui suoi passi».

Il sacerdote sarà sospeso immediatamente? «Al momento no, perché le autorità preposte debbono avere il tempo, mesi, certe volte anni, di valutare la sua condotta. Ma anche laddove si palesasse un caso per una sospensione prevista dal diritto canonico, quello di una convivenza more uxorio per esempio, le autorità prima di procedere devono valutare se la sua decisione sia irrevocabile, se c’è la volontà di pentirsi, di tornare indietro. Ed è sacrosanto che sia compendiata questa elasticità anche se qualcuno ha l’impressione di stare di fronte ad un tira e molla. Si tratta di questioni che hanno implicazioni sulla vita delle persone e su scelte di fede dirimenti».

Ma allora che prospettive ha un prete che per esempio si innamora? «Paradossalmente, ma neanche tanto, se uno è interessato solo al sesso, tralasciando il discorso su chi vìola la legge, è più facile condurre un’esistenza tutto sommato appagante, per il fatto stesso che in sé e per sé il sesso è una cosa privatissima, per la quale non occorre stare alla luce del sole. Anzi la segretezza spesso può essere uno stimolo eccitante. Per chi invece vuole una vita affettiva “normale”, magari sognando una famiglia, la clandestinità sul piano umano, emotivo e affettivo può pesare in modo drammatico. Perché sotto sotto la Chiesa, la gerarchia e i fedeli sono più propensi a chiudere un occhio, o due se serve, per la scappatella, per questo o quel vizietto. Non sono invece affatto indulgenti verso un percorso affettivo che contesti in radice l’architrave dell’intera Chiesa».

E la masturbazione? E peccato? «Pur se la dottrina considera la masturbazione da diverse angolazioni la cosa è certamente un peccato. Però il mito di masturbarsi per reprimere la sessualità lasciamolo ai filmetti degli anni Settanta. Oggi chi vuole peccare a 360 gradi ha tutti i modi per farlo. Quanti sacerdoti nonché vescovi, usano i social network, magari per interposta persona, per abbordare la donna, o più spesso l’uomo, giusto? Ovviamente anche le relazioni sessuali da parte del clero sono un peccato dal punto di vista della Chiesa».

E come le si vive? «C’è chi le vive come una colpa. Tanto che poi si incammina sulla strada della confessione e del pentimento; per cui i religiosi che si macchiano di questi peccati portano la croce della contraddizione e ne soffrono molto in certi momenti. Questo è stato anche il mio caso. Tanti anni fa certe mattine mi guardavo allo specchio dicendomi: fai schifo. Poi qualche settimana dopo il cuore mi batteva per un ragazzo conosciuto da qualche parte. Altri preti invece se ne fregano e vivono beatamente una vita molto cool fatta di mondanità, talvolta di lusso. Non sto a raccontare gli scandali usciti sui quotidiani di mezzo mondo. Altri, del sesso non sentono il bisogno in quanto disinteressati. Altri ancora non sono interessati al sesso ma solo al potere interno alla gerarchia. C’è chi ha il vizio del gioco, chi della droga, chi ha la smania del denaro, chi raggira i fedeli, chi è casto ma è violento con i parrocchiani e coi sottoposti. E chi, e sono tanti, nella più assoluta tranquillità conduce una vita senza slancio, senza vizi classicamente intesi, ma nella ignavia, nell’inerzia e nell’ignoranza. Il parterre è bello ampio. Per quel che mi riguarda io ho intrapreso un percorso di riflessione e di pentimento, aiutato dall’età per vero. E oggi senza difficoltà vivo nella castità e ovviamente nel celibato. Per una parte della mia esistenza mi sono comportato assai diversamente e non nego che qualche volta rimpiango la capacità “romantica” che avevo di emozionarmi di fronte a uno sguardo o a una voce».

Rimane il fatto però che sul tema del celibato, rispetto al quale altre confessioni come quella protestante o quella ortodossa hanno da secoli una posizione diversa, è lo stesso papa Bergoglio ad avere ammesso che la questione è nella sua agenda. Vero o no? «Senz’altro è vero – spiega don Mario – tanto che l’argomento è stato a più riprese ripreso sulla stampa. Da Roma giungono voci di una qualche possibile riforma del diritto canonico che magari allarghi le maglie proprio in tema di celibato: a livello dei diaconi, tanto per dirne una. Poi c’è da vedere come le comunità dei fedeli accoglieranno una eventuale novità in tal senso».