Bettin (Pd): «Bitonci potrebbe cadere»

Il segretario provinciale di Padova attacca sul centrodestra spaccato. Sul nuovo ospedale: «project financing va abbandonato». E per il Veneto parla di «agenda di sinistra»

Questa sera inizia a Padova la Festa dell’Unità, che fortunamente si chiama ancora così (non è scontato, di questi tempi renziani). Il segretario provinciale del Partito Democratico di Padova, Massimo Bettin, è al Parco della Musica da giorni a lavorare come un “soldato semplice”, e fra un bullone e uno stand ci dice un po’ la sua sulla situazione politica nella città del Santo e all’interno del suo travagliato partito.

A Padova la maggioranza di centrodestra ha visto l’uscita dell’assessore Stefano Grigoletto, che ha contestato al sindaco leghista Massimo Bitonci di aver cambiato e in sostanza tradito il programma elettorale specie su nuovo ospedale e sul restyling dello stadio, e la spaccatura di Forza Italia, fra “bitonciani” e fedeli al partito e al suo commissario Simone Furlan. Secondo lei la motivazione é solo questa, o ce n’è qualcuna più profonda?
Partiamo dal fatto che Bitonci ha importato a Padova il modello Cittadella, autoritario e centrato sul sindaco, che vive nella pretesa assurda di controllare tutto. Un modello “da caserma”, come ha detto lui stesso. Ma per rispondere alla sua domanda, ci sono una borghesia padovana che è sempre stata di destra e degli ambienti economici, dei poteri che si sentono esclusi da questo modello che tende al monocolore leghista con una forte impronta personalista.

Con la fuoriuscita, almeno per ora, di alcuni forzisti dalla maggioranza, quest’ultima in consiglio comunale conta 17 consiglieri, contro 15 all’opposizione. Realisticamente, c’é la possibilità che Bitonci cada prima del tempo?
La situazione é avvitata su se stessa. Io credo che sia possibile una deflagrazione rapida. Ma in ogni caso, con quel mondo di destra di cui dicevo prima, che vede un basso fatturato di opere compiute e che è spaventato dalla voracità e dalla “violenza” politica di Bitonci, si assisterà comunque ad un logoramento, molto pericoloso per la città, un vivacchiare sottoposto ad una ricattabilità politica del sindaco…

Sembra però che, come dire, il centrodestra faccia tutto da solo, nel darsi la zappa sui piedi. Voi come opposizione sembrate stare a guardare.
Non credo in un’opposizione morbida, ma che Bitonci vada combattuto con molta durezza, con radicalità sui valori. Il Pd è stato protagonista in tutte le battaglie, a cominciare dal nuovo ospedale e dallo stadio…

…per la verità, sul centralissimo tema del nuovo ospedale, non avete scontato in passato l’imbarazzo per aver firmato, come centrosinistra ai tempi del sindaco Zanonato e del successore Rossi, un progetto che poi è tornato anche col centrodestra, benché oggi l’ultima e, pare, definitiva versione approvata in Regione sia a Padova Est anzichè Ovest?
La verità è che è sempre più improbabile che l’ospedale si faccia, e per una ragione molto semplice: mancano i soldi. Quella a cui stiamo assistendo è solo una recita.

Una recita che ha però suscitato un esposto in Procura del parlamentare Naccarato che é del vostro partito, e l’apertura di un fascicolo giudiziario, dato che sull’area c’è il sospetto di una speculazione.
Dev’essere chiarita l’ipotesi di speculazione sulla compravendita dei terreni nello spostamento fra est e ovest, che è stato fatto anche con menzogne.

Quindi lei è vicino alla posizione Naccarato, per intenderci.
Sono vicino alla posizione della Cgil.

Resta un nodo di fondo, che investe anche voi del Pd, sempre per il progetto originale by Zanonato: il metodo del project financing, che oggi tutti, Zaia compreso, hanno rinnegato. Anche voi?
Il project financing ha prodotto disastri in altri ospedali veneti. Va valutata l’ipotesi di abbandonarlo…

Valutata l’ipotesi? Può essere più chiaro?
Nel programma elettorale del Pd di Padova c’è scritto che dev’essere ridimensionato fino ad eliminarlo.

Avete cambiato idea, insomma.
Abbiamo cambiato idea… C’era già scritto nel nostro programma.

Passiamo alla questione che tiene banco nel Paese e nel suo partito, il referendum. Come segretario provinciale si sente di dover fare l’equilibrista, dovendo tenere unite le due anime, del sì e del no?
Noi come segreteria abbiamo scelto di sostenere il governo, restando in ascolto delle ragioni del no, e mi dà fastidio che ogni iniziativa sul referendum si trasformi in un applausometro sul Presidente del Consiglio…

…veramente, è stato il Presidente del Consiglio in prima battuta a trasformarlo in un referendum su se stesso.
Io già prima delle polemiche che sono scoppiate avevo scritto una lettera aperta all’Anpi in cui spiegavo che ci saremmo comportati laicamente, dando spazio alle ragioni del no.

Lei come voterà?
Voterò sì. La riforma ha ampi margini di perfettibilità, e Renzi ha aperto sulla legge elettorale, ma non è una riforma che vira verso una deriva autoritaria. Come ha detto l’assessore a Milano, Maiorino, bisogna darsi tutti una calmata.

Il Partito Democratico in Veneto non sembra ancora aver imparato dalla batosta delle regionali 2015: non si vede un’analisi della società veneta, che è clamorosamente mancata in fase pre-elettorale sostituita dalla comunicazione centrata sulla candidata Moretti. Così non correte il rischio di fare un’opposizione di puro contrappunto al centrodestra di Zaia, senza una vostra agenda?
Per troppo tempo si è parlato di benaltrismo, ma io questo “altro” non lo vedo. Il pane si fa con la farina che si ha, e non con l’illusione di un salvatore della patria. Rimbocchiamoci le maniche, chiediamo a Roma che il Veneto non può più essere considerato un limbo, e glielo dice uno che assieme ad altri segretari ha fatto una proposta unitaria, per la coesione.

Insisto: al di là della coesione, manca una seria riflessione.
Allora, visto che si viene da sinistra, bisogna pensare a soluzioni radicali ai problemi dei più deboli, che sono la povertà, la gestione dell’immigrazione e della sicurezza (che è un tema di sinistra!), e le banche vanno combattute se fanno porcherie. Senza rincorrere Zaia sui suoi temi, ma con un’agenda nuova di sinistra.