Gender nelle scuole primarie, a Vicenza no

L’inizio dello scorso anno scolastico era stato accompagnato dalla polemica sulla presunta introduzione dell’ideologia gender nelle scuole. Comitati di genitori si schierarono contro un articolo della legge “Buona scuola” (comma 16 legge 107 del 13 luglio 2015) il quale, richiamando l’educazione alla parità di genere, venne accusato di introdurre l’ideologia gender. Anche in Veneto si accese uno scontro con diverse proteste: ci furono genitori che non sottoscrissero il contratto formativo scuola-famiglia e a Schio fu annunciata anche la nascita di una scuola anti gender. Il Consiglio regionale del Veneto arrivò ad approvare una mozione, n. 13 del 1 settembre 2015, che chiedeva alle scuole di non introdurre “ideologie destabilizzanti e pericolose” quali l’ideologia gender.

Ad un anno di distanza il consigliere regionale del Pd Stefano Fracasso presenta quanto emerge da un’indagine realizzata sui piani dell’offerta formativa delle scuole primarie vicentine durante lo scorso anno scolastico: in nessuna delle 64 scuole (sulle 78 della provincia) che hanno risposto sono state introdotte iniziative didattiche riconducibili alla cosiddetta “ideologia gender”. Sono invece molte le scuole che hanno proposto agli alunni progetti didattici di educazione all’affettività e di crescita valoriale del rispetto reciproco.

«Il quadro che emerge dall’indagine parla chiaro e conferma che c’è stata una campagna diffamatoria contro la scuola primaria, agitata ad arte, senza nessun rispetto dell’autonomia didattica ed educativa e della professionalità del personale docente delle nostre scuole – spiega Fracasso -. Un anno dopo resta l’amarezza per la confusione e le false preoccupazioni che si sono volute creare tra i genitori. Per questo i promotori della campagna anti gender dovrebbero scusarsi».