Esplosione New York, testimone veronese: «paura è già abitudine»

 

«Il boato, poi il silenzio. E la solita paura, tanta paura». Queste le parole che Cristina Cantù, veronese di 29 anni, sceglie per descrivere all’Arena l’esplosione che a Manhattan ha provocato 29 feriti. «Ero lì vicino. La città ancora una volta si è fermata. Sirene, tensione, pattuglie che spuntano da ogni dove. E il senso di una paralisi inevitabile. Brutto da dire: ma ci stiamo abituando a questa convivenza con il pericolo. Purtroppo si tratta dell’ennesimo episodio che ci lascia addosso tanta ansia e che ancora una volta fa riemergere paure mai sopite». Cristina ricorda un episodio analogo. «I primi attimi sono fatti di passaparola. Poi inizi a temere il peggio, pensi che possa essersi trattato di un attentato. I feriti, la paura, la gente che fugge. Ho vissuto tutto sulla mia pelle. La grande New York diventa una piccola città che si stringe attorno a se stessa quando accadono queste cose. Quando accade, vorresti fosse l’ultima volta. Ma qui non si sa mai quello che può succedere».

«Fa paura soprattutto non sapere da dove arriva la minaccia e quando potrà colpire ancora. Ma chi attenta alle nostre vite non può toglierci la voglia di vivere. Quando accade qualcosa di tragico ci resta addosso per i primi giorni, poi il pensiero va oltre. Io? Preferisco non prendere la metro quando mi è possibile. Qualche tempo fa era spuntato in video che parlava di un possibile attentato dell’Isis programmato a Time Square. Mette tensione, così che il giorno di Capodanno preferisci magari passarlo tra pochi intimi» racconta Cristina. «Oggi vado a piedi, ho voglia di sfogarmi così. Voglio cancellare in fretta questo ricordo. Non importa essere nei pressi dell’esplosione o lontano dieci isolati. Quando accadono fatti simili, la città intera va in ebollizione. Ma oggi c’è il sole, ho voglia di camminare».

Ph. Ansa

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