Premio Campiello, Zecchi: «regole deliranti»

Fanno discutere le uscite di Stefano Zecchi, ex professore di estetica, giornalista e scrittore, sul Premio Campiello. Zecchi ha ribadito sul Corriere del Veneto di ieri la sua posizione sull’eccessiva mole di libri – circa 250, che i giurati sono chiamati a leggere in 120 giorni! –. «Il sistema di reclutamento libri e di votazione è delirante», afferma, «l’impossibilità per i giurati di leggere tutti i libri diventa una scorrettezza nei confronti degli scrittori che partecipano».

«Bisogna ridiscutere le modalità di selezione dei libri – prosegue Zecchi –. Confindustria Veneto deve rivedere i criteri, diventa umiliante per un giurato votare senza avere letto tutti i romanzi. Tutti lo pensano in giuria, ma nessuno dice. So che anche il presidente Galli della Loggia e Vecchioni sono d’accordo con me». E aggiunge: «nell’impossibilità di leggere tutti i romanzi da selezionare, i letterati scelgono i soliti noti, chi ha buona stampa e recensioni del giro radical chic».

Il presidente della giuria, Ernesto Galli della Loggia, chiamato in causa, si smarca dalle dichiarazioni al vetriolo di Zecchi, ma osserva: «Credo sia utile introdurre criteri discriminatori di accesso per i romanzi che arrivano: il Campiello accetta praticamente tutti i libri, bisognerebbe mettere qualche paletto, questo garantirebbe anche un numero minore di testi da leggere». E conclude con un’affermazione forse incompatibile con la visione di un professore di estetica: «per farsi un’idea di un libro basta leggere le prime dieci pagine».

Chi invece polemizza con le uscite di Zecchi è Chiara Fenoglio, altra giurata, docente di Lettere all’Università di Torino, che con un post su Facebook risponde: «Solo falsità le sue. Tra l’altro, su tre riunioni ha partecipato solo a una e quando si è votata l’Opera Prima è arrivato con più di un’ora di ritardo. Poi in conferenza stampa, anziché dare le sue valutazioni sui libri letti (come hanno fatto tutti gli altri giurati), ha sparato a zero sullo statuto e la composizione della giuria».

Anche Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto e del Premio Campiello, replica a Zucchi: «è un lavoro impegnativo» quello di giurato, «che richiede tempo e dedizione. Chi si lamenta della mole di romanzi da leggere è libero di uscirne», afferma. «Ma accettare di far parte della giuria significa sottoscriverne le regole e assumersi una responsabilità nei confronti degli scrittori. La giuria non è un “club” di eterni, infatti periodicamente alcuni escono, altri entrano. E poi c’è il giudizio insindacabile della giuria dei trecento lettori anonimi, che decide il vincitore e rende imprevedibile l’esito del Campiello. Un premio che non favorisce alcun “circuito editoriale”».