Zigliotto sposo gay: era ora. Ma parli su BpVi

L’ex presidente di Confindustria vicentina ed ex consigliere della banca fa (finalmente) coming out a tutta pagina. Ci aspetteremo lo stesso anche sul problema sociale n°1

«Lanciamo un appello ai gay in vista a Vicenza: si mettano in bella vista, escano allo scoperto. Facciano come i sindaci di grandi metropoli europee, come gli uomini di spettacolo, come qualche sparuto coraggioso sportivo: facciano coming out». Così scrivevamo due anni fa, e in quel momento non avremmo scommesso che qualche nichelino che nel 2016 l’Italia avrebbe adottato l’unione civile che permette agli omosessuali di “sposarsi”. C’è voluta la legge Cirinnà, insomma, per far uscire dall’ombra coppie arcinote, come quella dell’ex presidente di Confindustria vicentina, Giuseppe “Pippo” Zigliotto, la prima di tutte a unirsi a Vicenza, officiante il sindaco Achille Variati (Pd) suo amico personale.

Nell’intervista rilasciata al solerte direttore ad interim del Giornale di Vicenza, Zigliotto ha rivendicato il gesto, e dunque la scelta di mettersi in cima alla lista, come un atto politico e civile: «Mi spiace rinunciare ad un pezzetto del mio privato ma spero che la mia storia aiuti a capire quanto sia assurdo che due persone che si vogliono bene debbano vivere senza diritti solo perché chi ha questi diritti, ne ha goduto e continuerà a farlo, li vuole rifiutare agli altri. Questa è una legge straordinaria perché conserva questi diritti di molti ma li amplia facendoli diventare di tutti». Una sorta di appello: “gay di tutta Vicenza e d’Italia, unitevi (civilmente)!”.

Uscito di scena dopo la fine del mandato confindustriale e con un’indagine giudiziaria sul collo per il ruolo di ex consigliere d’amministrazione della Banca Popolare di Vicenza, Zigliotto ha scelto di fare delle sue “nozze” una bandiera: vuoi per l’annosa e impaziente attesa, vuoi per la malvissuta sopportazione di «ghettizzazioni vergognose» (cit. Variati), vuoi anche per la più o meno cosciente rivendicazione di un “matrimonio” che tale non é (per diventarlo, occorrerrebbero i figli). Se avesse voluto invece una cerimonia più intima, avrebbe probabilmente aspettato che se ne celebrassero un po’ di anonimi, prima del suo. Così, è stato un segnale preciso: una «felice normalità». Naturalmente condiviso dal sindaco, che in pratica alla città, e fuori dalla città, ha inviato il seguente messaggio: “Vicenza è gay friendly, venite a sposarvi qui”. Un bel salto, per il Variati rumoriano e idolo delle suorine dorotee. E un bel salto anche per Vicenza: da sacrestia d’Italia (dove si trafficava gaiamente nella più pura ipocrisia cattolica) a sacrestia gay d’Italia (dove l’ipocrisia permane in generale, come tipico tratto culturale, ma sessualmente ridotta in sacche più isolate, praticamente solo fra i preti e gli ambienti classicamente più machisti, insomma nei classici posti dove l’omosessualità latente o nascosta si taglia col coltello).

Bisogna dare atto a Zigliotto, in ogni caso, di averci messo la faccia. Era ora: bravo. Ma si ricordino, i gay, non gay, bisex e onnisessuali della classe dirigente locale, che Vicenza deve affrontare la disperazione popolare (e imprenditoriale) per il crollo della sua banca: questo è il problema sociale numero uno, oggi, qui. E’ questo il campo di battaglia dove si rischia di più, dove si è perso di più, dove il sangue é vivo e si è fatto marcio violaceo per i risparmi distrutti. Ed è su questo che vorremmo, quandò sarà, magari al ritorno dal viaggio di nozze, che anche Zigliotto dica diffusamente la sua.